venerdì , 24 novembre 2017
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Giorgio Madia al Béjart Ballet Lausanne

Béjart Ballet Lausanne, "Swan Song" di Giorgio Madia. © Ph. Gregory Batardon.

Losanna: il BBL in giugno al Théâtre de Beaulieu con una nuova creazione firmata da Giorgio Madia.

Dal 7 al 12 giugno il Béjart Ballet Lausanne presenterà sul palcoscenico del Théâtre de Beaulieu di Losanna una serata in cui si vedrà anche la nuova creazione “Il Canto del Cigno” firmata da Giorgio Madia. Il coreografo italiano con questo suo nuovo lavoro, interpretato dal direttore della Compagnia Gil Roman, si ispira al patrimonio artistico di Béjart. Nella serata i danzatori del BBL presenteranno anche Circuit corpo nuova creazione di Julio Arozarena e Anima Blues, una coreografia di Gil Roman del 2013 in cui si affronta il tema dell’anima. Chiuderà il capolavoro di sensualità per eccellenza, quel Boléro creato da Maurice Béjart nel 1961 che ancora oggi non fa che incantare.

L’eredità di Maurice Béjart è immensa: per il suo pubblico, per i ballerini, per i coreografi che dopo di lui hanno creato le loro opere e soprattutto per me. Ho sentito il bisogno di fare un modesto omaggio e dare valore a ciò che Maurice Béjart mi ha lasciato”. Così Giorgio Madia, milanese di nascita, ma coreografo nel mondo, introduce la sua creazione per il BBL. Diplomato alla Scuola del Teatro alla Scala, dopo aver lasciato il Teatro meneghino entra nell’allora Ballet du XXeme Siècle diretto da Maurice Béjart. Successivamente è al San Francisco Ballet, Zurich Ballet e Nureyev lo vuole accanto a sé per interpretare Le chant du compagnon errant di Béjart nel tour mondiale di “Nureyev and Friends”. Lasciata presto la carriera di danzatore, è direttore alla Wiener Volskoper e inizia il percorso di coreografo indipendente. Dal 2005 ad oggi ha sviluppato un repertorio di oltre 30 lavori e per la prima volta firma per il BBL.

Il direttore del Béjart Ballet Lausanne Gil Roman gli ha dato carta bianca e Madia ha analizzato l’influenza del Maestro sul suo lavoro, interrogandosi sul significato originale della danza, della sua vibrazione, la sua energia vitale e connessione con la musica. Ha tracciato una linea parallela tra la sua esperienza e quella di Gil Roman, interprete principale del balletto, che rappresenta “la linea tra il passato, il presente e il futuro dell’eredità di Maurice Béjart”.

Ricorda: “Dal mio primo incontro con il Balletto del XX° secolo, sono stato stregato da un incantesimo. Mi ci sono voluti molti anni per essere in grado di analizzare logicamente che cosa fosse … Vitalità: la prima e la più forte degli elementi era l’energia a mio parere. Béjart vedeva e sentiva la danza come un impulso vitale, un’esplosione di gioia… L’origine: intellettuale e filosofo Béjart sentiva questa energia vitale come fondamentale. Non aveva bisogno di essere sviluppata e concettualizzata… Il Sacro: il credo di Béjart era che la danza è un’arte spirituale, non nel senso di una cerimonia rituale, ma riconoscendo Dio in ogni essere umano che danza… Il Gesto: il gesto umano non è una parola del vocabolario della danza, ma un segno dell’inspiegabile che apre orizzonti. Béjart non era alla ricerca dell’abbellimento o della tecnica, ma del significato essenziale del gesto. Gil Roman è il protagonista ed incarna tre ruoli: esecutore del concetto coreografico, mi rappresenta come “filtro biografico” e, infine, appare come se stesso, ispiratore di Béjart, direttore della Compagnia che porta il suo nome e responsabile della sua eredità attraverso le opere storiche e le nuove creazioni. Il mio “Canto del cigno” può essere inteso come un tentativo di offrire una panoramica di quanto i meravigliosi insegnamenti di Béjart possano trovare una nuova vita, attraverso nuove opere di generazioni future”. Giorgio Madia firma anche messa in scena, disegno luci e scenografia mentre i costumi sono di Henri Davila e le realizzazioni video di Mikk-Mait Kivi.

http://www.bejart.ch/

 

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