lunedì , 25 settembre 2017
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Il ritorno del Balletto della Scala a Parigi!

Nicoletta Manni con Timofej Andrijashenko ne "Il lago dei cigni" saranno ancora protagonisti con il Balletto della Scala a Parigi. © Ph. Brescia e Amisano - Teatro alla Scala.

Di nuovo in partenza: dal 5 novembre torna il Balletto della Scala a Parigi con Il lago dei cigni curato da Alexei Ratmansky. Dopo il successo del suo debutto scaligero, sarà in scena al Palais des Congrès con gli artisti protagonisti del debutto milanese.

Nicoletta Manni, Timofej Andrijashenko e il corpo di ballo - "Il lago dei cigni" di A. Ratmansky. © Ph. Brescia e Amisano - Teatro alla Scala.
Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko e il corpo di ballo – “Il lago dei cigni” di A. Ratmansky. © Ph. Brescia e Amisano – Teatro alla Scala.

Lo scorso anno, con Giselle, il Balletto della Scala a Parigi era tornato dopo 13 anni dalla precedente e prima trasferta parigina. Ora un nuovo imperdibile appuntamento attende il pubblico francese a novembre: al Palais des Congrès il Corpo di Ballo della Scala presenterà per la prima volta in trasferta il suo più recente ingresso in repertorio, Il lago dei cigni curato da Alexei Ratmansky nato in coproduzione con l’Opernhaus di Zurigo, dove ha debuttato nel febbraio 2016, e presentato per la prima volta dagli artisti scaligeri a Milano il 30 giugno.

La sua messa in scena della Bella addormentata ha portato la Scala a vincere il FEDORA- Van Cleef & Arpels Prize for Ballet, ora con Il lago dei cigni Alexei Ratmansky ha messo ancora la sua straordinaria capacità artistica al servizio della partitura di Tchaikovsky per dare nuova vita a questo balletto immortale di Marius Petipa e Lev Ivanov. Il balletto più amato, quasi simbolo e icona del balletto stesso.

Vittoria Valerio e Claudio Coviello. © Ph. Brescia e Amisano - Teatro alla Scala.
Vittoria Valerio e Claudio Coviello. © Ph. Brescia e Amisano – Teatro alla Scala.

Da un attento lavoro di studio delle notazioni Stepanov, custodite presso la Harvard Theatre Collection,  ma anche di altri documenti del tempo, Ratmansky è tornato sui passi di Petipa e Ivanov al Teatro Mariinskij nel 1895, nel rispetto sensibile dello stile e delle intenzioni di Petipa.

Gli interpreti scaligeri

Nei ruoli di Odette/Odile e di Siegfried si alterneranno Nicoletta Manni con Timofej Andrijashenko (5, 10 e 13 novembre), Vittoria Valerio con Claudio Coviello (9 e 12 novembre) e  Martina Arduino con Nicola Del Freo  (nella recita pomeridiana del 12 novembre).

Rothbart sarà Mick Zeni poi Alessandro Grillo; Benno sarà interpretato da Christrian Fagetti, Marco Agostino e Walter Madau. La Regina sarà interpretata da Caroline Westcombe e Daniela Siegrist; Wolfgang da Andrea Pujatti. Nel passo a tre si alterneranno Virna Toppi, Alessandra Vassallo, Christian Fagetti poi Martina Arduino, Chiara Fiandra, Marco Agostino e Agnese Di Clemente, Daniela Cavalleri, Walter Madau. I quattro piccoli cigni saranno Daniela Cavalleri, in alternanza con Stefania Ballone, Lusymay Di Stefano, Christelle Cennerelli, Agnese Di Clemente, in alternanza con Denise Gazzo.

Martina Arduino e Nicola Del Freo. © Ph. Brescia e Amisano - Teatro alla Scala.
Martina Arduino e Nicola Del Freo. © Ph. Brescia e Amisano – Teatro alla Scala.

I quattro grandi cigni Chiara Fiandra in alternanza con Gaia Andreanò,  Virna Toppi, Alessandra Vassallo in alternanza con Martina Arduino, Maria Celeste Losa. Nella danza spagnola Emanuela Montanari, Beatrice Carbone, Riccardo Massimi, Massimo Garon si alterneranno con Paola Giovenzana, Giulia Lunardi, Edoardo Caporaletti, Emanuele Cazzato, e con Emanuela Montanari, Marta Gerani, Gabriele Corrado e Christian Fagetti. La coppia ungherese sarà Chiara Fiandra con Alessandro Grillo e poi con Maurizio Licitra; Maria Celeste Losa con Mick Zeni.

La Hungarian Symphony Orchestra Miskolc sarà diretta da Rossen Milanov, a eseguire la prima versione della partitura, più breve e con alcune differenze rispetto alle usuali versioni, dopo aver diretto il balletto al debutto a Zurigo.

Il lago dei cigni secondo Alexei Ratmansky

Secondo Ratmansky il mito del “Lago” nasce dall’incontro di diversi fattori, il simbolismo della dualità tra bianco/nero, la commistione di grandi sentimenti e quadri fantastici, fantasie archetipiche e tecnica stupefacente, che si sviluppa sulla musica sensibile e profondamente emotiva di Čajkovskij, una delle prime grandi partiture per balletto, un’opera d’arte sinfonico-drammatica. E fu la versione andata in scena nel 1895 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo a conferire una forma rigorosa e una efficacia scenica a quella creazione, che nella sua prima edizione nel 1877 al Teatro Bol’šoj non ebbe quell’effetto dirompente nato dalla collaborazione di Marius Petipa e Lev Ivanov, per entrambi il culmine di una lunga carriera,e che vide protagonista l’italiana Pierina Legnani.

Il lavoro di studio delle notazioni realizzate su questa edizione è stata di incredibile ispirazione e ha permesso a Ratmansky, grazie anche ad altre fonti come recensioni, testi di produzione, descrizioni, memorie dei danzatori, disegni dei costumi, di avvicinarsi all’originale e poter capire e scoprire  come fosse la coreografia del primo allestimento, per aderire quanto più possibile all’intento di Petipa, fissato nella notazione. Notazione che ove non completa, è stata integrata con altre fonti, come film inglesi o russi; la danza spagnola viene eseguita in una coreografia tradizionale di Aleksander Gorskij e la napoletana appare in una versione di Nikolaj Sergeev  partendo da Lev Ivanov.

Non si tratta di una ricostruzione: l’allestimento, firmato da Jérôme Kaplan, ha tenuto conto delle indicazioni sull’ambientazione e gli schizzi delle scene contenuti nelle notazioni; oltre che ai costumi originali si è ispirato anche al movimento artistico inglese dei preraffaelliti ed evoca il Medioevo, per ritrovare lo spirito del lavoro originale.

Ed ecco che in scena affiorano dettagli di grande suggestione, umanità, drammaticità e grazia, che permetteranno al pubblico di poter capire la struttura del balletto originale, l’equilibrio tra danza e pantomima, lo sviluppo della vicenda e dei personaggi e il senso di una differente tecnica classica.

Tornando alle fonti, nella delineazione della ballerina-cigno ci si allontana dal manierismo dell’imitazione di un cigno, e emerge una più evidente connotazione di fanciulle; i cigni hanno un aspetto differente, con tutu più simili a una gonna rispetto alle versioni classiche. Molti i personaggi  maschili nelle scene con i cigni: non solo il principe, ma anche i suoi amici e cacciatori. Quando Siegfried incontra Odette è presente anche il suo migliore amico Benno e la scena culmina in un pas de trois. Ci sono cigni bambini e cigni neri; sul piano coreografico, le scene di insieme emergono nella loro costruzione complessa e molto suggestiva, e seguendo Petipa, coreograficamente le estensioni sono meno accentuate, ci si concentra sul lavoro dei piedi, l’uso del collo e della espressività del viso.

Dalla notazione emerge anche la presenza di molta azione, momenti psicologici, che danno il senso dell’intreccio, e portano a presentare la vicenda come una storia d’amore umana, più che come simbolo di classicismo. Vengono recuperati gli elementi di pantomima, che nelle edizioni successive furono tagliate o trascurate e che emergono nella loro importanza per lo sviluppo della storia e dei personaggi.

Alexei Ratmansky desidera ringraziare Sergey Konaev e il Museo Teatrale di San Pietroburgo per avergli fornito i materiali storici.

Vittoria Valerio, Claudio Coviello e Marco Agostino. © Ph. Brescia e Amisano - Teatro alla Scala.
Vittoria Valerio, Claudio Coviello e Marco Agostino. © Ph. Brescia e Amisano – Teatro alla Scala.
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