martedì , 26 settembre 2017
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ALLARME: ma la danza in Italia?

Riportiamo oggi il redazionale firmato da Carlo Pesta che abbiamo pubblicato sul nostro numero cartaceo 3/2016 (per scaricare GRATIS il numero completo clicca qui).

Vi invitiamo a condividerlo e di seguito a lasciare un vostro commento personale!

Cari amici e lettori,

in circa 30 anni di attività manageriale teatrale, ho visto succedersi molti ministri alla cultura i quali, di fatto, non si sono mai davvero occupati e preoccupati intenzionalmente al settore teatrale, con conseguente sfiducia e profonda preoccupazione sul futuro e sopravvivenza del teatro italiano da parte di tutti quei seri operatori professionisti.

Anche questa volta abbiamo avuto un Ministro che ha provato a mettere le mani nel settore, modificando norme e leggi sullo spettacolo dal vivo. Il risultato? Caos e indecifrabilità dei meccanismi di valutazione qualitativa e quantitativa. Si è comunque trattato di un tentativo di riordino…

Sicuramente va fatto molto, molto di più e anche questa riforma merita sicuramente di essere ulteriormente perfezionata. Intanto però dobbiamo adeguarci a questa nuova regolamentazione che fa comunque un passettino in avanti. In qualche modo ci consente di svolgere un lavoro tanto difficile quanto affascinante e importantissimo nel panorama artistico nazionale e mondiale.

All’interno del settore, la disciplina da sempre più sofferente è la Danza, arte assolutamente fantastica, considerata a giusta definizione il sesto senso dell’uomo, la lettura muta della musica, l’espressione artistica dal linguaggio internazionale…Una disciplina in continua crescita nei consensi di pubblico di tutte le età, dai più piccini ai più maturi.

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Tuttavia ciò che occorre, oltre a leggi semplici e chiare e maggiori finanziamenti meglio distribuiti, è un maggiore controllo su cosa succede “nella” Danza italiana. Oggi, con i mezzi di informazione tanto tecnologici a disposizione, è davvero facile informarsi-verificare-controllare, dunque perchè non attivare adeguate verifiche per fare maggiore “pulizia”? Ciò che affligge e confonde, lasciando spazio ai furbetti di turno, è la mancanza di opportuni albo professionali artistici di riferimento.

È vero che l’articolo 33 della nostra costituzione stabilisce che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” e dato che sia le arti che la scienza appartengono alla nostra natura, siamo tutti d’accordo. Esistono però le professioni dell’arte e della scienza, e allora il discorso cambia e va regolamentato a dovere, così com’è la Legge 800 sul teatro datata 1967 che forse sarebbe il momento di rispolverare: magari potremmo scoprire essere ancora oggi la migliore!

Dal 1967 fino a questa ultima riforma, tutti gli interventi su questa legge sono stati solo ed unicamente peggiorativi e contorti, a tal punto da favorire il prolificare di attività e strutture inesistenti o create per opportuna circostanza e finalizzate solo all’ottenimento di finanziamenti pubblici. Focalizzando l’attenzione al settore danza, è facilmente verificabile la inutilità di molte compagnie e strutture sovvenzionate dal MIBACT. Oppure di quei gruppi spontanei che si autodefiniscono impropriamente “compagnia”, che operano nell’illegalità e non osservanza dei contratti nazionali di categoria (prove non pagate, lavoro nero e così via). Oppure di quelle scuole di ballo che, con gli allievi più grandi (ovviamente non retribuiti) creano pseudo “compagnie junior”. Oppure di quei circuiti regionali teatrali, profumatamente sovvenzionati, che non si capisce bene con quali criteri operino e perchè. Oppure di quei direttori di teatri pubblici che ospitano spettacoli e compagnie improbabili, scadenti o fasulle, italiane e straniere che siano, sperperando prezioso denaro pubblico. Ricordo anche gli enti lirici che chiudono i corpo di ballo, ma continuano a mantenere il riconoscimento massimo (anche nelle sovvenzioni!). E che dire poi di quell’infinità di “scuole di danza” ad ogni angolo di strada? E di tutti quei corsi-stage e concorsi sterili ed inutili? Infine, ma l’elenco sarebbe ancora lungo, vorrei porre l’attenzione sulla necessaria verifica dell’operato qualitativo e quantitativo di tutti quei teatri e compagnie generosamente sovvenzionati.

Il settore teatrale tutto ha bisogno di strutture e teatri che offrano lavoro. Sono troppi i cantanti lirici, musicisti, attori, danzatori e operatori teatrali che conclusi i percorsi professionali (università, conservatori e accademie) si ritrovano a fare i baristi o altri mestieri completamente diversi pur di avere un’occupazione. Esistono tante strutture teatrali già ben sovvenzionate che, se gestite con criteri manageriali teatrali professionali, potrebbero offrire molte opportunità di lavoro a tanti giovani professionisti a spasso… Sono troppe le poltrone di direttori teatrali occupate da veri incompetenti che, non avendo veri argomenti di cui parlare, adottano il metodo della propaganda menzognera e dello scredito a danno degli altri o di chi li ha preceduti (chi scrive ne è stato personalmente bersaglio).

Abbiamo davvero necessità di un Ministro realmente interessato al nostro patrimonio artistico, materiale e immateriale, che punti a fare pulizia, giustizia e occupazione. Considero che più del colore politico conti la qualità e la sensibilità delle persone che indossano i panni di Ministro, dunque non ideologie da rincorrere, ma buona amministrazione e progettualità.

Spesso si sente dire che la quantità di denaro del FUS è insufficiente (e sicuramente lo è), ma non credete che se distribuito più attentamente potrebbe essere abbastanza?…Io si!

E voi cosa ne pensate? Vi invito a lasciare un commento qui di seguito e ad esprimere il vostro parere su questo argomento.

Cliccando qui di seguito potete scaricare il testo della Legge 800 del 1967.

Download Legge 800

Carlo Pesta

Direttore Responsabile TuttoDanza
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10 commenti

  1. Antonietta Spadaro

    Anch’io sono molto preoccupata ed è per questo motivo che mio figlio vorrebbe frequentare una accademia di danza all’estero come x esempio Berlino. Una struttura completa di scuola…mensa…dormitorio e naturalmente tante ore di danza. In Italia siamo nelle mani di nessuno e quei pochi sono incompetenti e fanno solo danni…

  2. Tutto verissimo , mia figlia dopo anni di studio della danza classica e dopo aver frequentato il liceo Coreutico (è al 5 anno) dopo la maturità ha deciso di lasciare la danza e andare all’università . Dopo tanti sacrifici e tantissimi soldi spesi il suo sogno si spezza perché non ci sono prospettive in Italia e per andare all’estero noi non abbiamo le possibilità economiche per poterla mantenere all’estero e con la paga di un ballerino non si paga l’affitto e con il tempo che rimane dopo le prove e le lezioni non si può trovare un altro lavoro . Sono molto delusa da questo paese

  3. Tutto verio! Sembra che in Italia nessuno voglia mettere le cose a posto su questo settore che potrebbe invece diventare, se riordinato a dovere, non solo uno sbocco occupazionale per tanti giovani costretti ad andare all’estero, ma anche un arricchimento artistico per il nostro Paese a rischio di impoverimento artistico e culturale! Dall’altra parte tanti genitori si trovano a finanziare spesso scuole non riconosciute che invece di sviluppare competenze e accrescere negli anni una tecnica adeguata a potenziali talenti finiscono per bruciare la strada a molti di questi giovani! Per non parlare dei tanti onerosi stage che le stesse scuole arbitrariamente propongono rivelandosi spesso trappole per poveri ingenui! Se tant’è risorse economiche fossero incanalate diversamente a monte di una riforma pubblica le cose andrebbero sicuramente meglio e tanti nostri giovani potrebbero non solo avere maggiori opportunità di studio in Italia ma anche altrettante possibilità di restare a lavorare nel nostro Paese!

  4. non sono d’accordo … le scuole come dite voi inutili ad ogni angolo della strada servono a chi si vuole avvicinare alla danza per pura passione e senza voler diventare professionisti a tutti il costi. chi lo vuole fare per mestiere andrà nella direzione accademica..chi invece vuole solo ballare per puro divertimento( come me) si accontenta della scuola all angolo! non potrei mai sostenere i costi di un accademia , e non esiste solo la danza ” seria” ! anzi.. la maggior parte delle ragazze sa benissimo che non arriverà mai chissà dove.. e la passione non deve fare i conti con la burocrazia!!!

    • Il problema di queste scuole è che chiunque può aprirne una, senza qualifiche e senza garanzie di qualità. Quando si parla di “serietà” di una scuola non si fa riferimento alle probabilità che un’allieva possa diventare etoile, per carità! Si parla di avere insegnanti qualificati, che sanno quello che fanno e che svolgono la loro professione con responsabilità. Purtroppo in tanti, troppi, casi non è così e il rischio è di mettersi nelle mani di un “insegnante” che ti danneggia.

  5. Gabriella Esposito

    Purtroppo ci troviamo in un paese dove in tutte le categorie umane, in tutti i settori lavorativi, relazionali, sentimentali, artistici, in tutto ciò che ci circonda non esiste più il buon senso… ebbene sì abbiamo bisogno di una categoria di un albo che ci evidenzi e ci selezioni, di un percorso di studi serio, di formazione seria per creare docenti che vivono di passione ad essere responsabili e consapevoli di lavorare con un corpo umano di una vita innocente… e per tanto sapere ciò che si fa come lo si fa e come lo si dovrebbe fare… semplicemente X non distruggere moralmente e fisicamente una vita .

  6. L’Italia potrebbe essere uno stato che vive solo di arte .. pensiamo agli artisti che abbiamo avuto, i musicisti,i ballerini, l’architettura è quant’altro .. detto questo purtroppo non ci sono le teste giuste per far funzionare questo stato in un giusto modo .. e ormai i settori che stanno peggiorando sono sempre di più.. i giovani come me dovrebbero pensare a fare fortuna qui e invece noi poveri artisti ci sentiamo esclusi e sottovalutati . Ormai sembra che chiunque può avvicinarsi a questo mondo come vuole e gli piace .. non si fa più attenzione ai diplomi ovvero se un’insegnante è qualificata o meno .. chiunque apre scuole di danza senza sapere insegnare.. e con il rischio di rovinare fisici .. tutti fanno il lavoro di tutti e chi potrebbe veramente fare quello specifico lavoro non trova posto . Questa cosa è vergognosa . Io sono del parere che l’arte va rispettata in tutto e per tutto e qui si sta calpestando giorno dopo giorno sempre di più.

  7. Non sono in grado di dire se il denaro pubblico ( cioè di soldi nostri) sia tanto o poco, una cosa però mi sento di dire: manca una valutazione o verifica del modo in cui viene speso.
    E questo è un fatto grave proprio perchè si tratta di soldi pubblici.
    Sulla interpretazione dell’articolo 33 ho le mie opinioni personali; che l’insegnamento dell’arte e della scienza sia libero, è certamente condivisibile, ma chi forma l’insegnante che deve insegnare arte e scienza?
    E’ un tema delicato, poco studiato e poco approfondito.

  8. Purtoppo non c è nulla di nuovo. Sono anni che gli artisti come me sono costretti ad andare allestero per poter lavorare con dignità. E io in italia ci ho lavorato per ben 4 anni prima di andare all estero. La mia gavetta l ho fatta ma non è bastata ad aprire una porta che mi desse la stabilità. Molte compagnie sovvenzionate continuano a pagare (quando pagano) molto poco i loro ballerini che sono costretti ad insegnare o trovarsi un secondo lavoro per sostenersi senza affogare tra affitti bollette e spese impreviste. Ciò è stressante e rende ancor più difficile ballare, cosa che dovrebbe essere il nostro primo impegno giornaliero.
    La soluzione sarà certo lontana ma dar voce al disagio che tutti, direttori danzatori genitori compagnie provano credo sia il primo passo necessario per far sì che la danza abbia una voce in capitolo nell ordine del giorno delle riunioni del Ministero della Cultura. Prendiamo esempio dai paesi esteri, non temiamo il confronto, prendiamoli ad esempio e cerchiamo di andare oltre visto che a differenza loro noi abbiamo un patrimonio artistico ineguagliabile.

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