sabato , 25 novembre 2017
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Recensione di Robbins / Preljocaj / Ekman all’Opera di Roma

Eleonora Abbagnato e Rebecca Bianchi in "Annonciation" di A. Preljocaj. © Ph. Yasuko Kageyama - Teatro dell'Opera di Roma

Recensione a cura di Roberta Cauchi del trittico Robbins / Preljocaj / Ekman andato in scena dal 31 marzo all’8 aprile scorsi al Teatro Dell’Opera di Roma. Orchestra, Corpo di ballo e solisti del Teatro dell’Opera di Roma, con la partecipazione di Eleonora Abbagnato (per leggera la presentazione completa clicca qui).

Il Teatro dell’Opera si presenta al pubblico con una veste nuova. Il corpo di ballo, infatti, si è esibito in una performance dallo stile moderno e contemporaneo. Tre i brani scelti dalla direttrice Eleonora Abbagnato:  The Concert di Jerome Robbins; a seguire Annonciation di Angelin Preljocai e per finire Cacti di Alexander Ekman uniti in un unico spettacolo.

Susanna Salvi e il Corpo di Ballo in The Concert di Jerome Robbins. © Ph. Yasuko Kageyama – Teatro dell’Opera di Roma.

Uno dei piaceri dell’assistere ad un concerto è la libertà di perdersi ascoltando la musica” così diceva Robbins per riferirsi alla sua creazione The Concert, or the perils of everybody (titolo originale) del 1956. In nome di questa libertà il coreografo ha descritto in chiave comica e il più possibile verosimile, gli atteggiamenti tenuti dai partecipanti durante un concerto per pianoforte, su musiche di Chopin. Niente è scontato nello svolgersi delle sequenze a partire dalla prima scena: l’ingresso di una musicista che si avvicina al pianoforte e si prepara a iniziare il suo concerto e, mentre toglie la polvere raccolta sui tasti, ci conduce in un’atmosfera volutamente comica e caricaturale che caratterizzerà l’intero brano.

Ecco allora che ritroviamo figure di spettatori e spettatrici appassionati come la ballerina che abbraccia il pianoforte, annoiati, romantici, snob, ritardatari, o ancora la coppia ormai al limite della reciproca sopportazione, oppure la donna sensuale e provocatoria, in un crescendo di situazioni comiche e molto ben costruite.

Per un unico atto la New York di Robbins rivive attraverso il suo sguardo a volte surreale e assurdo, come nel finale, in cui tutti si trasformano in farfalle inseguiti dalla pianista che cerca di catturarle con una rete.

Quale chiave si nasconde dietro il concetto di Annunciazione?” Questa la domanda alla base della creazione di Angelin Preljocaj per una coreografia del 1995 attuale, forte ed incisiva come non mai.  La Vergine e l’Angelo, protagonisti della scena, interpretati da due donne illuminate dal fascio di luce trasversale danno vita ad un incontro, ad un dialogo sublime. Senza dubbio è stato il momento centrale, il più alto della serata, il più coinvolgente per l’intensità delle sensazioni trasmesse da eccellenti interpreti, Eleonora Abbagnato e Rebecca Bianchi, di grande impatto emotivo. Sulle note del Magnificat di Vivaldi contrapposte alla musica del compositore Stéphane Roy, la figura di Maria e dell’arcangelo Gabriele hanno creato un’atmosfera concreta, pur trattando una materia spirituale. La corporeità e la trasformazione come cambiamento brutale e profondo, concluso con un atto di concepimento, rappresentato proprio da un bacio sulla bocca, mette fine al momento di accettazione combattuta di un mistero trascendente. Interpreti d’eccellenza per una creazione originalissima che richiede non solo bravura tecnica ma forte capacità interpretativa.

Annalisa Cianci e Claudio Cocino in Cacti di A. Ekman. © Ph. Yasuko Kageyama – Teatro dell’Opera di Roma.

Questo lavoro è una riflessione sul nostro modo di osservare l’arte e sulla nostra necessità di capirla e analizzarla” così afferma Ekman in riferimento alla sua produzione Cacti creata nel 2010 per il Netherlands Dans Theater. Coreografia contemporanea, quindi, in tutti i suoi aspetti: utilizzo di elementi esterni allo spazio scenico vero e proprio, tavole quadrate sulle quali limitatamente i danzatori si muovono; esecuzione dal vivo di un quartetto d’archi commisto a voci registrate; coreografie eseguite con in mano piante di cactus; cambiamento scenografico attraverso lo spostamento delle tavole.

Ritmo, musica e anti narratività danno a questa coreografia un sapore prettamente moderno molto lontano dai brani precedenti: se con Robbins siamo ancorati alla realtà, con Preljocaj ci lasciamo coinvolgere dalla dualità corpo e anima, con Ekman ci divertiamo nell’assistere ad un’esecuzione in cui lo spettatore rimane al di là della situazione presentata, staccato e lontano, coinvolto solo in parte.

Nuova veste per il teatro dell’Opera sotto la direzione di Eleonora Abbagnato, coreografi e proposte originali che fanno sperare in un futuro migliore per la danza in Italia, ancora molto lontana da scenari europei.

Roberta Cauchi

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