domenica , 24 settembre 2017
Nicoletta Manni con Timofej Andrijashenko ne "Il lago dei cigni" saranno ancora protagonisti con il Balletto della Scala a Parigi. © Ph. Brescia e Amisano - Teatro alla Scala.
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Teatro alla Scala: i cast de Il Lago dei Cigni

Da domani sera, 8 luglio, torna in scena al Teatro Alla Scala Il lago dei cigni nella messa in scena di Alexei Ratmansky: lo spettacolo sarà in cartellone fino al 21 luglio. Nei ruoli di Odette/Odile e Siegfried Nicoletta Manni con Timofej Andrijashenko, Vittoria Valerio con Claudio Coviello, Martina Arduino con Nicola Del Freo.

Dopo l’atteso debutto la scorsa stagione e la tournée a Parigi, torna in scena per otto recite Il lago dei Cigni curato da Alexei Ratmansky, che ha coinvolto gli artisti scaligeri nel suo affascinante lavoro di ricerca, ricostruzione e avvicinamento al balletto più amato, quasi l’icona stessa del balletto: quel Lago andato in scena nel 1895 al Teatro Mariinskij, protagonista l’italiana Pierina Legnani, nato dalla collaborazione di Marius Petipa e Lev Ivanov,  che conferì forma rigorosa e efficacia scenica a un balletto che nella sua prima edizione nel 1877 al Bol’šoj non ebbe quell’effetto dirompente.

Tornano dunque in scena gli artisti a cui fu affidato il debutto scaligero e la successiva tournée al Palais des Congrès di Parigi. Nei ruoli di Odette/Odile e di Siegfried, nella recita di apertura dell’8 luglio  e nelle repliche del 13 e 15  saranno Nicoletta Manni con Timofej Andrijashenko; Vittoria Valerio con Claudio Coviellosaranno in scena l’ 11, il 19 e il 21;  Martina Arduino con Nicola Del Freo  il 18 e il 20 luglio.

Rothbart sarà Mick Zeni poi Alessandro Grillo; Benno sarà interpretato da Christian Fagetti, Antonino Sutera e Marco Agostino. La Regina sarà interpretata da Caroline Westcombe e Daniela Siegrist; Wolfgang da Andrea Pujatti. Nel passo a tre Virna Toppi, Alessandra Vassallo, Christian Fagetti (in alternanza conMarco Agostino) e Martina Arduino, Chiara Fiandra, Antonino Sutera. I quattro piccoli cigni saranno Vittoria Valerio (in alternanza con Denise Gazzo), Stefania Ballone, Antonella Albano, Agnese Di Clemente; i quattro grandi cigni Francesca Podini, Virna Toppi, Alessandra Vassallo, Maria Celeste Losa, nella danza spagnola Emanuela Montanari, Marta Gerani, Riccardo Massimi, Massimo Garon si alterneranno con Giulia Lunardi, Paola Giovenzana, Edoardo Caporaletti, Emanuele Cazzato, e la coppia ungherese sarà Chiara Fiandra con Alessandro Grillo e poi con Maurizio Licitra; Maria Celeste Losa con Marco Agostino.

Nicoletta Manni, Timofej Andrijashenko e il corpo di ballo – “Il lago dei cigni” di A. Ratmansky. © Ph. Brescia e Amisano – Teatro alla Scala.

Secondo Ratmansky il mito del “Lago” nasce dall’incontro di diversi fattori, il simbolismo della dualità tra bianco/nero, la commistione di grandi sentimenti e quadri fantastici, fantasie archetipiche e tecnica stupefacente, che si sviluppa sulla musica sensibile e profondamente emotiva di Čajkovskij, una delle prime grandi partiture per balletto, un’opera d’arte sinfonico-drammatica. Sul podio, a eseguire la prima versione della partitura, più breve e con alcune differenze rispetto alle usuali versioni, sarà nuovamente lo specialista del repertorio russo Michail Jurowski.

Il lavoro di studio delle notazioni Stepanov custodite presso la Harvard Theatre Collection realizzate su questa edizione è stato di incredibile ispirazione e ha permesso a Ratmansky, grazie anche ad altre fonti come recensioni, testi di produzione, descrizioni, memorie dei danzatori, disegni dei costumi, di avvicinarsi all’originale e poter capire e scoprire come fosse la coreografia del primo allestimento, per aderire quanto più possibile all’intento di Petipa, fissato nella notazione. Notazione che ove non completa, è stata integrata con altre fonti, come film inglesi o russi; la danza spagnola viene eseguita in una coreografia tradizionale di Aleksander Gorskij e la napoletana appare in una versione di Nikolaj Sergeev  partendo da Lev Ivanov.Non si tratta di una ricostruzione: l’allestimento, firmato da Jérôme Kaplan, ha tenuto conto delle indicazioni sull’ambientazione e gli schizzi delle scene contenuti nelle notazioni; oltre che ai costumi originali si è ispirato anche al movimento artistico inglese dei preraffaelliti ed evoca il Medioevo, per ritrovare lo spirito del lavoro originale.

Ed ecco che in scena affiorano dettagli di grande suggestione, umanità, drammaticità e grazia, che permetteranno al pubblico di poter capire la struttura del balletto originale, l’equilibrio tra danza e pantomima, lo sviluppo della vicenda e dei personaggi e il senso di una differente tecnica classica.

Tornando alle fonti, nella delineazione della ballerina-cigno ci si allontana dal manierismo dell’imitazione di un cigno, e emerge una più evidente connotazione di fanciulle; i cigni hanno un aspetto differente, con tutu più simili a una gonna rispetto alle versioni classiche. Molti i personaggi  maschili nelle scene con i cigni: non solo il principe, ma anche i suoi amici e cacciatori. Quando Siegfried incontra Odette è presente anche il suo migliore amico Benno e la scena culmina in un pas de trois. Ci sono cigni bambini (le allieve della scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala) e cigni neri; sul piano coreografico, le scene di insieme emergono nella loro costruzione complessa e molto suggestiva, e seguendo Petipa, coreograficamente le estensioni sono meno accentuate, ci si concentra sul lavoro dei piedi, l’uso del collo e della espressività del viso. Dalla notazione emerge anche la presenza di molta azione, momenti psicologici, che danno il senso dell’intreccio, e portano a presentare la vicenda come una storia d’amore umana, più che come simbolo di classicismo. Vengono recuperati gli elementi di pantomima, che nelle edizioni successive furono tagliate o trascurate e che emergono nella loro importanza per lo sviluppo della storia e dei personaggi.

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