lunedì , 6 Aprile 2020
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Recensione || Il Corsaro all’Opera di Roma

© Archivio Storico del Teatro dell'Opera di Roma, di Corrado Maria Falsini.

Ecco la recensione de Il Corsaro all’Opera di Roma a cura di Roberta Cauchi. Lo spettacolo è andato in scena ad inizio mese, prima della chiusura dei teatri: ve lo abbiamo presentato in QUESTO articolo. Buona lettura!

Lo spettacolo Il Corsaro proposto dal Teatro dell’Opera di Roma nel mese di marzo, ha allietato gli spettatori che hanno avuto la fortuna di assistere alle rappresentazioni eseguite prima della chiusura obbligata. Un balletto avventuroso, ricco d’intrighi, rapimenti, fughe e salvataggi, Il Corsaro non smentisce il suo fascino né per gli appassionati, né per gli spettatori meno abituati. Il Corpo di Ballo del teatro dell’Opera, per quest’allestimento, si è trasformato in pirati, pascià, schiave e corsari ed ha danzato una partitura coreografica realizzata da José Carlo Martinez, Direttore della Compañía Nacional de Danza de España. La sua coreografia ha rispettato le richieste della direttrice Eleonora Abbagnato, unendo classicità e innovazione, tradizione e ricerca di una modernità al passo con i tempi. E così lo spettatore ha viaggiato in un Oriente del quale quasi si sentivano i profumi e gli odori, si vedevano i colori, si percepiva una vivacità nei gesti, nelle azioni e nelle parti d’insieme, pur conservando i “pas de deux”, i virtuosismi tipici del balletto di repertorio. La dinamicità, la leggerezza dei movimenti, i cambiamenti nell’esecuzione di alcune parti come, ad esempio, per la scena del naufragio, che è stata posticipata, la mancanza di alcuni ruoli, come quello di Alì (presente, invece, nella complessa trama originale), non hanno tradito lo spirito del balletto. È vero che la complessità e i numerosi virtuosismi hanno caratterizzato la storia del Corsaro nelle sue innumerevoli edizioni dal 1856 ad oggi,  ma è pur vero che la piacevole sensazione provata durante l’esibizione, confermano l’intento di una ricercata semplicità, di una danzante armonia e non certo una depauperante semplificazione.

La parte coreografica è stata affiancata ad una partitura composta da musiche di Adolphe Adam, Leo Delibes, Cesare Pugni e Riccardo Drigo. Il direttore d’Orchestra, l’ucraino Alexei Baklan, legato al mondo del balletto per le sue esperienze con l’Opera Nazionale Ucraina e il Teatro Accademico Municipale dell’Opera e del balletto di Kiev, ha mantenuto lo stile dell’allestimento; ha caratterizzato la direzione con uno stile vigoroso e appassionato, in stretto dialogo con l’esecuzione dei danzatori, pur mantenendo un ritmo, a tratti, troppo sostenuto.

Bellissima l’affascinante cornice scenica e i vivaci costumi, ideati da Francesco Zito per l’allestimento del Teatro dell’Opera nel 2008, e adattati a questa nuova edizione.

Numerosi gli interpreti e gli ospiti internazionali tra i quali Olesja Novikova nel ruolo di Medora e Leonid Sarafanov nel ruolo di Conrad, ambedue interpreti tecnicamente forti e sicuri nell’esecuzione dei virtuosismi richiesti dai loro personaggi ed espressivamente completi nelle parti di pantomima. Apprezzabile anche l’interpretazione di Walter Maimone nel ruolo di Lankedem e la Gulnara di Marianna Suriano, così come tutto il Corpo di Ballo, specie nell’esecuzione delle parti maschili. Una precisazione riguarda il cast che si sarebbe dovuto alternare nel ruolo di Medora anche con le danzatrici Rebecca Bianchi, Federica Maine e Maia Makhateli; nel ruolo di Conrad, invece, con i danzatori Simone Agrò e Kimin Kim nelle diverse serate in programma. Un velo di malinconia cala sopra un’atmosfera così fiabesca, delicata e onirica sul futuro della danza e del teatro italiano fortemente provati.

Roberta Cauchi

 

 

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