Il Corsaro tra lirismo, poeticità e modernità

da tuttoDanza
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Il Corsaro

Al Teatro dell’Opera di Roma è andato in scena il balletto Il Corsaro su musiche di Adolphe-Charles Adam, Cesare Pugni, Léo Delibes, Riccardo Drigo;libretto di Vernoy De Saint Georges e Joseph Mazilier dal poema The Corsair di George G. Byron. Grande successo per il ritorno in scena del balletto in due atti, interrotto a causa del lockdown del 2020. 

Il pubblico ha riempito le sale ad ogni replica de Il Corsaro, riconoscendo un alto valore alla versione coreografica presentata, a cura di Josè Carlos Martinez, alla direzione musicale affidata ad Alexei Baklan e all’esecuzione dei ballerini ospiti: Marianela Nuñez e Vadim Muntagirov entrambi principal dancer del Royal Ballet di Londra, alternati da Maia Makhateli e Jacopo Tissi, dall’étoile Susanna Salvi e dal primo ballerino Alessio Rezza, nominato étoile proprio pochi giorni fa. 

Il corpo di ballo del Teatro dell’Opera non si è certo risparmiato per il caloroso pubblico romano dimostrando buona tecnica, dinamicità, espressività e tenuta d’insieme, caratteristiche già venute alla luce negli ultimi anni.  

Lo spettacolo ha riportato le atmosfere esotiche di fondo con pirati, pascià, schiave e corsari. Alcuni momenti hanno evidenziato le doti tecniche, specie nei numerosi virtuosismi che la partitura coreografica originale richiede, ma, più di ogni cosa, il balletto ha trasmesso brillantezza, evocazione di mondi lontani, gioia di vivere e di amare. Poco importa se il riferimento esplicito è rivolto alla tradizione tardo romantica, perché l’effetto finale consiste in un balletto con una particolare “modernità”. 

La serata era arricchita da un clima rilassato lontano dalla tensione e dalla malinconia di qualche anno fa ma in stile con consuetudini interrotte nel nostro vissuto recente. E allora ogni situazione che ci permette una piacevole evasione dai molteplici avvenimenti che, purtroppo, sconvolgono la nostra epoca storica, ci aiuta a riscoprire una delle funzioni del teatro che unisce e mette in relazione, che come in un ossimoro crea distanza ma avvicina e amplifica gli aspetti onirici e piacevoli che ci riconciliano con noi stessi. 

In questa versione il coreografo José Carlos Martínez ha mantenuto elementi appartenenti alla tradizione ballettistica per creare quel riconoscimento, quell’intesa e affinità con lo spettatore più attento e preparato. Allo stesso tempo ha apportato modifiche come la riduzione a due atti e l’utilizzo di immagini digitali per la scena della tempesta. In quest’ allestimento le scene si sono arricchite di combinazioni che hanno superato quel senso di cristallizzazione derivante da parti eseguite schematicamente, come da partitura originaria o da ripetute entrate e uscite dei danzatori in “a solo”, pas de deux o d’insieme. 

La linea stilistica che ne emerge permette di rintracciare un filo che lega ogni scena e che non disgiunge o parcellizza in quadri distaccati, ma tenta di dare unicità e dinamicità continua. 

Quest’orientamento trasversale è in realtà determinato da un profondo rigore, dalla ricerca di precisione, di ritmi ben definiti, dal senso d’insieme e dalla finezza dei movimenti. Alla forza dei salti, specie nelle parti maschili, si alterna una ridente e allo stesso tempo delicata sensualità delle parti femminili. Ai virtuosismi più coinvolgenti si alternano quadri con più di venti ballerini in scena. 

Il Corsaro così presentato è stato uno spettacolo in perfetto equilibrio tra lirismo, poeticità e modernità. Se questo significa fuggire dalla realtà, anche solo per una serata, nel contempo rappresenta linfa vitale per un repertorio classico che arriva facilmente anche agli spettatori più giovani e inesperti. E’ ora che la danza classica si avvicini sempre di più alle nuove generazioni, con semplicità ma con quella professionalità che solo dalle grandi Istituzioni può giungere, affinando un gusto giovanile dipendente sempre più dal mero consumismo televisivo.

Roberta Cauchi

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