Amore-odio-gelosia: per “Torniamo a Caracalla” il balletto Notre-Dame de Paris

da tuttoDanza
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La stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma, nella magnifica cornice delle Terme di Caracalla, ha presentato al pubblico il balletto Notre-Dame de Paris, creazione di Roland Petit del 1965 su musiche di Maurice Jarre, tratto dall’omonimo romanzo di Victor Hugo.

Già proposto al Teatro Costanzi nel 2021, il balletto è stato accolto favorevolmente da un pubblico, come quello dei teatri all’aperto, diversificato e composito.

In apertura la policromia dei bellissimi costumi di Yves Saint Laurent ha investito in una varietà di colori la scena principale, lasciando spazio, in seguito, alla prevalenza di colori scuri delle scene successive, come ad accentuare, parallelamente, la dimensione tragica che la narrazione via via stava sviluppando. La storia, infatti, ha come contesto la magnifica cattedrale di Notre-Dame che diventa luogo in cui cercano rifugio un gruppo di zingari che richiedono il diritto d’asilo in città. Tra questi si trova la bellissima Esmeralda, oggetto di desiderio di Febo, di Quasimodo e dello stesso arcidiacono Frollo.

Susanna Salvi (Esmeralnda) e Alessio Rezza (Frollo).
© Ph. Fabrizio Sansoni, Opera di Roma

La vicenda si snoda, quindi, attorno alle passioni a volte violente, forti e definite che animano i diversi personaggi, la maggior parte dei quali hanno in comune l’essere esclusi dalla società, da clandestini o da deformi che siano.

Tra questi Quasimodo rappresenta un personaggio maschile unico nella storia del balletto, interprete assoluto della mise en scene. Dimentichiamo per un momento principi e re e concentriamoci su un personaggio che è allontanato e deriso a causa della sua deformità, che vive tormentato, escluso dalla società, incattivito nei confronti del mondo, cioè il campanaro Quasimodo. Ma come trasferire il tutto dalla penna di un romanzo all’elaborazione coreografica? Con alcune specificità, prima tra tutte trasferire in movimento la condizione fisica di Quasimodo. Ed ecco che un tratto caratteristico diventa la continua posizione di disequilibrio causata dal braccio tenuto sempre piegato dal danzatore che deve fare i conti con i movimenti della danza, oltre che con lo spessore interpretativo del ruolo di Quasimodo.

Bravissimi nel superare questa prova difficile i due ballerini Bakhtivar Adamzhan, principal dancer dell’Astana Opera (acclamato dal pubblico) e Michele Satriano primo ballerino del Teatro dell’Opera che si sono alternati nelle serate romane.

Insieme a Quasimodo anche gli altri ruoli principali, Esmeralda e Frollo, rappresentano, a loro volta, personaggi non integrati con la realtà circostante. Esmeralda, giovane zingara, accusata di stregoneria è in qualche modo respinta, giudicata e condannata a morte. Nello spettacolo il ruolo di Esmeralda per tutte e quattro le repliche è stato affidato all’étoile Susanna Salvi, bravissima interprete di un personaggio così affascinante ma, allo stesso tempo, sfuggente, libero e passionale.

A completare i quattro ruoli principali troviamo: nel ruolo di Frollo, alternativamente l’étoile Alessio Rezza e Claudio Cocino, che hanno dato vita ad un personaggio malvagio, crudele e pieno di odio. Accanto a loro nel ruolo del capitano Phoebus si sono alternati i ballerini Giacomo Castellana e Simone Agrò.

Amore-odio-gelosia tre temi principali, quindi, segno di passioni che rendono la storia attualissima e coinvolgente. Uno spettacolo proposto e ripreso da Luigi Bonino, Direttore Artistico del repertorio Roland Petit che ha presentato tecnicamente una certa complessità unita ad una tensione drammatica vibrante.

Immersi in quest’atmosfera il balletto ha saputo trasmettere teatralità, tratto caratteristico di Roland Petit, un forte impianto accademico e quella raffinatezza estetica del grande maestro.

L’ultima parola, però, spetta al popolo francese, cioè il Corpo di Ballo, vero protagonista di tutta la storia.  Presenza sempre partecipe e attiva riecheggia il Coro narrante delle tragedie greche con dinamiche a tratti geometrici e cupi. Nessuna licenza, quindi, verso la leggerezza, né la spensieratezza gioiosa piuttosto un’intensità, a volte opprimente, per un balletto che si può considerare ormai facente parte del repertorio del Teatro dell’Opera.

a cura di Roberta Cauchi

Per maggiori informazioni sulla produzione:
www.operaroma.it

Il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. © Ph. Fabrizio Sansoni.

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