Il Lago dei Cigni di Benjamin Pech: La danza con il corpo e con l’anima

da tuttoDanza
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il lago dei cigni

Un omaggio alla tradizione classica con una visione rinnovata. Il Lago dei Cigni di Benjamin Pech che è andato in scena nel mese di giugno al Teatro dell’Opera di Roma porta in scena un balletto corale ed espressivo e la maestria di Pech 

Il Teatro dell’Opera di Roma ha proposto nel mese di giugno Il Lago dei Cigni, “il balletto dei balletti”, un capolavoro del repertorio classico di tutti i tempi. Lo spettacolo è stato dedicato a Vittoria Ottolenghi, in omaggio alla grande figura di critica ed esperta di danza che tutti noi ricordiamo, nell’ambito della “Festa tra terra e cielo – Centenario di Vittoria Ottolenghi”.

Numerose sono state le partiture coreografiche nel corso degli anni; il balletto è stato riallestito più volte da grandi coreografi come Diaghilev, Sergeev, Balanchine, Grigorovic, Nureyev, Cranko, Mats Ek, Roland Petit, Matthew Bourne e molti altri.

In questa edizione, per il Teatro dell’Opera, la parte coreografica è stata affidata a Benjamin Pech, basata sull’originale di Petipa-Ivanov del 1895. La sua rilettura non è nuova, poiché nel 2018 e nel 2021 il pubblico ha avuto modo di conoscere appieno il suo stile e la sua versione. L’attaccamento di Pech al balletto Il Lago dei Cigni è tale da considerarlo come qualcosa che appartiene alla sua memoria corporea e che ha attraversato tutta la sua vita, secondo quanto detto dallo stesso coreografo.

Nella rilettura di Pech, Il Lago dei Cigni diventa molto più “corale”; le parti dedicate al corpo di ballo assumono maggiore importanza, le variazioni sono state riprese e modificate. Il valzer, la polonaise e la mazurka sono più attuali, intellegibili e più espressive. La storia del protagonista Siegfried riceve una nuova intenzionalità con la maggiore importanza attribuita al ruolo maschile, spesso sacrificato nei balletti di repertorio.

La versione di Pech ha introdotto anche altre novità, come quella di attribuire un ruolo diverso al personaggio di Benno, l’insospettabile amico di Siegfried che, in questa versione, incarna il Male, avendo il ruolo del cattivo mago Von Rothbart, avido di potere, geloso e artefice del terribile inganno che conduce alla trasformazione della principessa in cigno.

Da queste prime osservazioni potrebbe sembrare un balletto che ha lasciato la tradizione, ma il contatto con il passato rimane sempre vivo nella successione e nell’ordine delle danze, nell’ambientazione ora fiabesca ora sognante o festosa e, soprattutto, nel linguaggio classico che permane ed è riconosciuto per la sua bellezza ed eleganza. Il balletto, nella sua veste “nuova”, si è rivelato fedele alla tradizione; ogni atto è stato caratterizzato dai popolari e conosciuti temi musicali di Pëtr Il’ič Čajkovskij, eseguiti dall’orchestra del Teatro sotto la direzione di Koen Kessels. Lo spettacolo si è svolto alla presenza di un affollato e caloroso pubblico; le scene e i costumi di Aldo Buti e le luci di Vinicio Cheli.

Per quanto riguarda l’esecuzione tecnica, il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera ha dimostrato di saper eseguire brillantemente ogni parte; si percepisce l’intenzionalità di raggiungere livelli sempre più alti di espressione teatrale e di consapevolezza dello stile coreografico. Il balletto è ricco di virtuosismi, di pas de deux, di passi d’insieme di grande precisione e sarebbe impossibile non rilevare la necessaria preparazione che occorre per affrontarne l’esecuzione.

Nel ruolo di Odette/Odile si sono susseguite nelle diverse rappresentazioni:
REBECCA BIANCHI, ALESSANDRA AMATO, MARIANNA SURIANO, FUMI KANEKO
Nel ruolo del Principe Siegfried:
ALESSIO REZZA, CLAUDIO COCINO, MICHELE SATRIANO, VADIM MUNTAGIROV

La storia d’amore tra il principe Siegfried e la donna-cigno Odette/Odile, il tradimento da parte di Benno che trama contro il principe, la lotta tra Bene e Male e l’elemento magico della trasformazione garantiscono al Lago dei Cigni un fascino intramontabile. In uno spettacolo come questo, l’arte della danza si rinnova e con le sue infinite interpretazioni rimane sempre un’esperienza di forte impatto e di grande bellezza.

Roberta Cauchi

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