sabato , 25 novembre 2017
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Corpi di ballo e scuole di danza: la nuova legge dello spettacolo

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Carissime lettrici, carissimi lettori,

continua la battaglia a difesa della danza in Italia dopo la raccolta di oltre 16’000 firme contro la chiusura dei Corpi di Ballo nelle Fondazioni Lirico Sinfoniche. Scriveteci a info@tuttodanzaweb.it, lasciateci un commento in fondo a questo articolo oppure sulle nostre pagine social: più saremo uniti, maggiori saranno le possibilità di essere ascoltati!

Riprendendo un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, condividiamo oggi un articolo firmato dal Mº Luciano Cannito: qual é il vostro pensiero sull’argomento?

Lo scorso giovedì 19 ottobre la Senatrice Anna Maria Bernini ha fatto al Senato un intervento importante e direi storico, mettendo per la prima volta da anni, il focus sul balletto italiano e sul corto circuito inspiegabile che riguarda i nostri Corpi di Ballo e la loro lenta e inesorabile dismissione. Trovate il video qui di seguito. Se avete 5 minuti guardatelo. È davvero potente.

[clicca QUI per il post originale su Facebook]

 

Qualche giorno fa poi – sempre sullo stesso argomento – c’è stata alla Camera, alla VII Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione), la discussione degli emendamenti sulla nuova legge che regolamenterà lo spettacolo dal vivo.

Dopo mesi di battaglie e 16 mila firme raccolte, NON C’È nel testo della nuova legge alcun accenno specifico ai Corpi di Ballo delle Fondazioni Lirico Sinfoniche ed alla loro funzione storica per la tutela e conservazione della grande tradizione del balletto classico e per la valorizzazione del grande repertorio moderno e contemporaneo.

Nel testo di legge c’è solo un breve cenno al fatto che in futuro bisognerà trovare modi per incentivare la danza (ve l’ho riassunta in due parole in italiano, tradotto dal burocratese). Insomma una frase tipo “poi vedremo”.

In realtà eravamo riusciti dopo innumerevoli incontri e discussioni (e grazie alla buona volontà di politici seri, persone che ascoltano indipendentemente dal colore politico), a presentare un emendamento alla legge che menzionasse ESPRESSAMENTE la parola Corpi di Ballo (presentato dal parlamentare Bruno Murgia).

Ce l’abbiamo messa tutta, vi giuro, e il numero di “ma-chi-te-lo-fa-fare-ad-esporti-che-poi-quelli-se-lo-segnano-al-dito-e-non-lavori-più” che mi sono beccato è infinito. Ma io credo che il senso della vita non sia solo quello di fare i propri interessi a testa bassa, ma anche di lottare per la giustizia ed il rispetto dei diritti. Quindi emendamento presentato.

Il testo dell’emendamento potete leggerlo QUI.

Sembra poca cosa, ma in realtà è tantissimo, perchè sancisce un diritto all’esistenza, al dovere istituzionale dello Stato di tutelare l’eccellenza culturale dell’arte della danza, all’interno di luoghi di eccellenza che sono i grandi Teatri d’Opera e Balletto.

Noi tutti speravamo che in Commissione Cultura questo emendamento potesse passare, perchè avrebbe messo le basi di una futura seria discussione sull’argomento senza preconcetti . Avremmo potuto tutti insieme discutere del riposizionamento dell’arte della danza in una fascia di pari dignità rispetto alle arti di eccellenza della nostra storia culturale italiana.

Invece no. In Commissione Cultura l’emendamento non è passato. Nonostante abbiano votato quasi tutte le forze politiche a favore, evidentemente al nostro governo in carica, la danza proprio non piace.

L’emendamento sarà presentato di nuovo alla discussione in aula, alla Camera. Vi prego dunque, con tutto il cuore, fate pressione presso i politici che avete eletto nel vostro territorio, quelli che hanno avuto il vostro voto, di qualsiasi partito essi siano, perché appoggino questo emendamento e facciano il loro dovere di nostri rappresentanti eletti per tutelare i nostri diritti. Si tratta di cultura.

Non c’entrano ideologie o colori politici.

E soprattutto non si tratta di favorire una lobby a discapito di altri cittadini, ma di farsi garanti di una volontà popolare che riguarda i nostri giovani ed il naturale sbocco professionale di una passione, sana, positiva, costruttiva che necessita di anni e anni di studio.

Abbiamo pochi giorni. Non sottovalutate la forza della spinta dal basso.

Scuole di danza

Cercando di tener fede, per quanto mi è possibile, all’impegno che ho preso con me stesso di condividere con voi, colleghi ed amici, quante più informazioni possibili sul nostro complicatissimo mondo della danza italiana, vi faccio presente che nel testo di questa nuova legge sullo spettacolo, c’è un articolo che potrebbe avere un impatto non indifferente nel mondo della didattica della danza. Ve ne trascrivo alcuni stralci, presi direttamente dal testo della legge in discussione:

…si provveda all’introduzione di una normativa relativa all’istituzione, controllo e vigilanza delle scuole di danza, nonché, al fine di regolamentare e garantire le professionalità specifiche nell’insegnamento della danza in questi contesti, individuazione di criteri e requisiti finalizzati all’abilitazione di tale insegnamento tramite la definizione di percorsi formativi e professionalizzanti certificati e validi su tutto il territorio nazionale”.

Anche qui, traducendo in due parole, il significato (neppure tanto sottinteso) di questo testo parrebbe essere: “fine dell’egemonia dell’Accademia Nazionale di Danza” .

Ora, amiche ed amici che dirigete o insegnate nelle scuole di danza private, se siete persone oneste e fate un lavoro serio e sincero, non fatevi prendere dal panico, perché non vuol dire che dovrete chiudere la scuola senza una specifica abilitazione statale, ma significa che lo Stato dovrà individuare percorsi di abilitazione alternativi, dal momento che l’Accademia Nazionale di Danza, da sola (e se ne sono accorti finalmente…), non riesce a sopperire l’enorme richiesta di iscrizioni da parte di insegnanti di scuole di danza private che vogliono e farebbero di tutto per abilitarsi. Ma tantissimi non ci riescono per esaurimento posti o non hanno i mezzi economici per vivere 3 anni a Roma.

52 conservatori, 1 Accademia Nazionale di danza. Beh, non è che ci voleva poi molto a capirlo… Evidentemente ad un musicista è garantito il diritto costituzionale allo studio universitario, ad un danzatore no.

Quindi, non è un vostro problema, ma un dovere dello Stato che si è dato un anno di tempo per trovare i “…percorsi formativi e professionalizzanti certificati e validi su tutto il territorio nazionale”.

Chiaro, no? Niente panico, dunque. Quando saranno individuati i nuovi percorsi formativi professionalizzanti, non esitate ad aggiornarvi, studiare, approfondire questa materia delicatissima, perchè la didattica è una cosa seria ed i nostri ragazzi meritano il meglio visto che sono il nostro futuro. Inoltre in quanto minori dobbiamo tutelarli e prenderci cura della loro formazione con serietà e professionalità.

Comunque, fino a prova contraria, gli insegnanti delle scuole di danza pagano le tasse e creano economia di settore e se esiste un VUOTO LEGISLATIVO e la danza non se la sono filata di pezza per decenni, la colpa non è certo vostra.

Ora però dovremo capire quali sono questi “percorsi formativi professionalizzanti”.

Vi terrò informati sugli ulteriori sviluppi.

Un grande abbraccio. Tenete duro. La bellezza salverà il mondo.

Luciano Cannito

Luciano Mattia Cannito

Coreografo e regista italiano, è stato Direttore Artistico del Balletto di Napoli, del Balletto di Roma, del Teatro San Carlo di Napoli (1998-2002), del Teatro Massimo di Palermo (2005-2013). Nel 2013 è stato nominato Vicepresidente della Commissione Lirica della SIAE. www.lucianocannito.com
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Un evento unico! Tutti uniti per Balanchne e i suoi Jewels

Tre grandi compagnie si uniscono per il Cinquantesimo anniversario di George Balanchine e i suoi Jewels: un appuntamento unico!

Ebbene sì, anche i Jewels di Balanchine compiono già mezzo secolo! E peccato che il grande ideatore non possa oggi essere qui con noi per poter finalmente vedere avverarsi, almeno in parte, le sue volontà, anche se siamo comunque sicuri che da lassù starà apprezzando il grande evento organizzato per celebrare il cinquantesimo anniversario dalla sua brillante creazione e che unirà tre delle più grandi compagnie mondiali.

Vediamo però di partire dall’inizio: come nacquero i gioielli di Balanchine?

Passeggiando per le vie di New York, sulla Quinta Strada dove si trovano le stupefacenti vetrine di prestigiosi gioiellieri tra cui Van Kleef & Arpels, Mr. B trovò ispirazione per creare un trittico che avesse lo scopo di rendere omaggio alle tre grandi scuole di danza che influenzarono di più il suo percorso ballettistico: il Teatro Mariinskij, l’Opéra di Parigi e il New York City Ballet. Fu proprio per questo motivo che Balanchine decise di utilizzare alcune tra le pietre più preziose per poter donare la giusta importanza ad ognuna delle tre accademie.

La sua scelta ricadde prima sugli smeraldi, poi sui rubini ed in fine sui diamanti. Con il richiamo agli smeraldi volle omaggiare la scuola francese: attraverso la loro poesia, i loro tutù sotto il ginocchio e il loro verde “smeraldo”, l’intento era quello di donare un’atmosfera romantica su estratti da Pelléas et Mélisande e Shylock di Gabriel Fauré. Fu poi la volta dei frizzanti rubini che con il loro rosso fuoco racchiudevano l’essenza della tradizione americana, per la maggior parte improntata sul musical di Broadway, ma con a tratti anche qualche intonazione jazz, il tutto incorniciato dal “capriccio per piano e orchestra” di Igor Stravinsky. Ed infine, quale pietra se non i diamanti per celebrare proprio i grandi balletti classici della Russia? Con il loro stile unico ed il tipico gran virtuosismo, la danza russa risulta essere sempre molto regale, grazie anche alla scelta musicale che accompagna i Diamanti di Balanchine: un tempo di Polonaise, più precisamente la Sinfonia n°3 in Re maggiore Op. 29 del compositore russo per eccellenza, Pëtr Il’ič Čajkovskij. Anche se lo spettacolo intero non é mai stato rappresentato da tutte e tre le compagnie riunite, come in realtà il grande ideatore georgiano avrebbe desiderato, il balletto nella sua interezza fa comunque parte del repertorio di ognuna di loro, oltre che delle più grandi compagnie di danza mondiali.

La prima rappresentazione avvenne nel 1967 al Lincoln Center dove George Balanchine e la sua compagnia dell’epoca, il New York City Ballet, si erano appena trasferiti. Diciamo che subito il pubblico balanchiniano fu un po’ scettico perché fino ad allora era sempre stato abituato ad assistere a balletti dallo stampo più innovativo e meno commemorativo. Durante questo periodo di rinnovo della compagnia ci si aspettava un titolo diverso, che potesse portare un successo adeguato senza rischiare un flop: c’era bisogno di garanzie. Questo scetticismo non era dato dalla messa in scena o dai costumi, ma proprio dall’idea che portò Balanchine all’origine del concepimento. Tuttavia questa diffidenza iniziale venne da subito smentita perché l’essenza di Jewels andava ben oltre al significato etimologico del titolo. Infatti egli riuscì a creare una coreografia che seppe celebrare in maniera molto adeguata ognuno dei tre momenti della serata e la sua bravura in questo spettacolo stette proprio nella trasformazione in danza delle similitudini che ognuna delle tre pietre preziose aveva per lui con la rispettiva scuola di riferimento.

Ora, tornando ad oggi, possiamo considerare Jewels come uno tra i capolavori di maggior successo del coreografo georgiano e non solo: possiamo anche considerare che il desiderio di Mr B, in parte, si sia avverato! In questi giorni infatti su quel palcoscenico dove cinquant’anni fa presero vita per la prima volta i suoi gioielli, si sono unite tre tra le più grandi compagnie del mondo: Opéra de Paris, New York City Ballet e Bolshoi Ballet. È vero che Balanchine auspicava al Mariinskij, ma oggi il Bolshoi può considerarsi, se non il più importante, uno tra i teatri e le scuole con maggiore influenza in tutto il mondo. Per questo siamo tutti sicuri che Balanchine non ce ne vorrà se consideriamo il suo desiderio praticamente avverato, ritenendo questo un evento unico e tra i più importanti nella storia della danza. Mai prima d’ora tre grandi compagnie di questo calibro, escludendo le serate di Gala, si sono trovate sullo stesso palcoscenico per celebrare tutte insieme un simile evento.

Quindi per chi si trovasse nella grande mela in questi giorni fino al 23 luglio, l’invito è quello di non perdersi questo appuntamento unico nel suo genere. E ancora una volta grazie caro Mr B! Perché oggi dopo tutti questi anni dalla tua scomparsa trovi comunque il modo per regalarci le emozioni che solo tu sei sempre stato in grado di trasmetterci. 

Date della rappresentazione di Jewels di George Balanchine

  • Giovedì 20 luglio h. 19:30
  • Venerdì 21 luglio h. 19:30
  • Sabato 22 luglio h. 14:30 – h. 19:30
  • Domenica 23 luglio h. 14:30

P.A.

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Petizione Danza: 10 punti importanti per firmare!

Petizione Danza: circa una settimana fa il Mº Luciano Mattia Cannito ha lanciato una raccolta di firme contro la chiusura dei Corpi di Ballo ed a sostegno delle Fondazioni Liriche. Una lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere di non soffocare la passione di 1’400’000 giovani italiani che sognano di diventare ballerini.

Per visualizzare la lettera completa e firmare la Petizione Danza clicca qui.

Vogliamo riportare dieci punti di informazioni importanti riportati sempre dal Mº Luciano Cannito. Obiettivo di tale raccolta di firme è tutelare il futuro della Danza in Italia e con esso la passione di un numero incredibile di giovani che si vedono costretti, purtroppo, ad emigrare all’estero.

1. Questa non è una campagna di odio verso nessuno. È una campagna di amore verso i giovani che amano l’arte della danza e che sono una parte sanissima e pura della nostra società.

2. Impedire la chiusura dei Corpi di Ballo delle Fondazioni Lirico Sinfoniche e ripristinare la maggior parte di quelli arbitrariamente chiusi è una grande battaglia civile, culturale e storica di tutti, non solo mia e di coloro che stanno lavorando qui a Roma per promuoverla, lanciarla ed organizzarla.

3. Io sono un semplice cittadino che, come voi, crede che la cultura sia una priorità non sacrificabile e che sia una bestemmia per una nazione civile chiamarla “costo”.
Sono onorato della fiducia che mi avete riservato nel farmi vostro portavoce e sto semplicemente facendo del mio meglio per fornire tutte le informazioni possibili a coloro che non ne hanno. Soprattutto all’esercito di giovani che studiano danza e che per motivi anagrafici non possono ancora conoscerle, a tutti coloro che hanno dedicato la propria vita alla danza e che pertanto trascorrono l’intera giornata in una sala di danza, a tutti i genitori dei danzatori che fanno spesso grandi sacrifici per proteggere la passione dei propri figli.

4. Non basta firmare questa petizione. Deve essere invece il primo passo di un impegno diretto di condivisione di informazioni, di promozione della petizione e delle notizie in essa contenute, a tutti gli amici e conoscenti.

5. Non basta condividere un post sulla bacheca. Bisogna parlare con le persone, raccontare cosa sta accadendo in Italia, spiegare che esiste una discriminazione culturale rispetto all’arte della danza che non ha il minimo senso storico perché costituzionalmente non esistono cittadini di serie A e di serie B, dunque non esistono arti di serie A e di serie B.
Bisogna invitare a firmare, condividendo il link della petizione con la maggior parte dei propri contatti email e soprattutto WhatsApp .
Facebook è eccellente per l’informazione, ma il contatto diretto è fondamentale per l’azione.

6. Non smettere di sentirsi promotori in prima persona di questa lotta.

7. Non creare nessuna rivalità con le grandi Associazioni Culturali che rappresentano la danza, perché questa è anche la loro battaglia. Bisogna collaborare insieme, quando possibile, per una maggiore presenza capillare sul territorio. Chiedete il loro supporto perché è un loro dovere fornirvelo se siete loro associati. Ricordate che non esiste alcun conflitto né concorrenza con qualsiasi Associazione o Sindacato di categoria, perché questa raccolta firme nasce da un movimento civico e culturale spontaneo, che non appartiene a nessuna sigla ed a nessun partito politico.

8. Chi ne ha la possibilità crei un comitato locale, in modo semplice, spontaneo e libero da qualsiasi ingerenza ideologica. Inizialmente solo per raccogliere quante più firme possibile, partendo da tutti coloro che amano e praticano la danza. Non c’è alcun bisogno di atti legali perché per legge tutti i cittadini possono farlo liberamente per difendere i propri diritti. Potremo così coordinarci più facilmente con il team di Roma e decidere successivamente ulteriori azioni di tutela della danza avendo a disposizione un network di base già presente sul territorio. Anche comitati di poche persone, sommati a tutti gli altri, fanno grandi numeri.

9. Non chiedete favori a politici o ad amministratori, tanto ci considerano innocui sognatori che fanno un’attività inutile. Nessun favore personale per voi o la vostra attività. Dovete semplicemente dire loro che alle prossime elezioni voterete solo chi si impegna personalmente per la tutela della cultura e delle arti nel territorio. Anche se vi sembra aleatorio, in realtà a medio e lungo termine, con amministratori illuminati c’è sempre un incremento delle attività di spettacolo, maggior rispetto della vostra professione, maggiore considerazione sociale e conseguente crescita economica.

10. La stragrande maggioranza del mondo della danza (la parte più bella e più pura), è composta di minori che la studiano e che, proprio perché minorenni, non possono firmare questa petizione. Mettetelo in conto quando tra qualche settimana verificherete i risultati della petizione. Impossibile che i numeri corrispondano a tutti gli utenti. Ci saranno tanti giovani e giovanissimi ancora indifesi che hanno come unico strumento di lotta fidarsi ciecamente delle promesse dei grandi.
Auguriamoci di essere all’altezza di tutelare i loro sogni e le loro future professionalità.

È un nostro dovere storico e civile. Un atto d’amore nei confronti di noi tutti.

Per visualizzare la lettera completa e firmare la Petizione Danza clicca qui.

Luciano Mattia Cannito

Coreografo e regista italiano, è stato Direttore Artistico del Balletto di Napoli, del Balletto di Roma, del Teatro San Carlo di Napoli (1998-2002), del Teatro Massimo di Palermo (2005-2013). Nel 2013 è stato nominato Vicepresidente della Commissione Lirica della SIAE. www.lucianocannito.com
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Cannito: “Fondazioni, Opera, Balletto e adolescenti assassini”

Carissime lettrici, carissimi lettori,

con l’uscita del nostro ultimo numero cartaceo (per scaricarlo gratuitamente clicca qui e segui le istruzioni) abbiamo deciso di unirci alle voci che sempre più si alzano a difesa dell’arte tersicorea, una meravigliosa e preziosa realtà del nostro Paese che, sebbene andrebbe difesa in primis dallo Stato Italiano, versa in condizioni sempre più pericolosamente critiche.

Scriveteci a info@tuttodanzaweb.it, lasciateci un commento in fondo a questo articolo oppure sulle nostre pagine social: esprimete il vostro pensiero e uniamoci sempre più a difesa di un’Arte indissolubilmente legata alla nostra Cultura Italiana!

Dopo il redazionale del Mº Carlo Pesta estratto dal numero cartaceo 3/2016 (per leggerlo clicca qui), pubblichiamo oggi un articolo firmato dal Mº Luciano Cannito riprendendo un post pubblicato sulla sua pagina Facebook. Vi invitiamo a leggerlo e, se potete spendere qualche minuto, a lasciarci un vostro commento o parere sull’argomento.

Fondazioni Lirico Sinfoniche, Opera, Balletto e adolescenti assassini. Perché i tedeschi sanno fare i conti meglio di noi italiani, anche quando non si tratta di soldi.

Leggendo un post che parla di Fondazioni Lirico Sinfoniche, di arte e di artisti, tanti penseranno che ci sono cose molto più importanti nella vita. Vero. Verissimo. L’ho pensato anch’io un sacco di volte pur lavorandoci per anni.

Poi, invece, smanettando tra la memoria RAM del mio cervello più o meno normodotato, mi sono reso conto che in effetti tra le esigenze primarie di qualsiasi essere umano, di qualsiasi gruppo sociale, etnico, religioso, ma direi addirittura di qualsiasi mammifero delle specie viventi, esiste la priorità genetica di prendersi cura dei propri cuccioli, dei propri figli, della propria progenie. Innanzitutto della loro salute e della loro educazione. Se noi tutti, umani e animali del pianeta Terra, non avessimo avuto questo istinto genetico, la vita stessa si sarebbe estinta già da un bel po’.

Dite che la sto prendendo un po’ troppo larga? Può darsi.

Però se penso ad uno Stato come ad un genitore, immagino che nei confronti dei propri giovani, soprattutto ragazzini e adolescenti, debba dedicare straordinarie risorse di investimento e pianificazione in quanto assoluta priorità della propria stessa esistenza. Insomma, non è che ci vuole una laurea per capirlo: i giovani sono il futuro stesso di uno Stato. Ma non il futuro tipo quello dei film di fantascienza, ma il futuro tipo domani. E ci saremo anche noi adulti domani, bello o brutto che questo futuro sia. Per farla breve, le società che non investono nei giovani è come se sputassero all’insù. Prima o poi, anzi prestissimo, la saliva ti ricade in faccia.

Ed eccomi alle Fondazioni Lirico Sinfoniche ed a papà e mamma, Stato Italiano. Ed ai due ragazzi di Ferrara.

Se un genitore oggi, nel mondo del virtuale antimaterico estremo, scopre che un proprio figlio ha una grande passione per un’arte, per qualcosa che gli cambia la vita, che gli dà motivazioni, disciplina, rigore, ambizioni, e soprattutto lo fa sentire vivo, dinamico e felice, questo genitore farebbe salti di gioia e ne sarebbe felice ed orgoglioso. Si sentirebbe soprattutto liberato dell’angoscia di tutti i pericoli del fiume in piena del cinismo e dell’apatia. Un ragazzo con una passione è un futuro cittadino sano, vincente, dinamico. Un ragazzo che studia un’arte è un futuro cittadino creativo e propositivo.

Non ho i numeri di quanti studiano musica e teatro. So solo che sono tantissimi. Ho però i numeri di quanti studiano danza, visto che me ne occupo da una trentina d’anni. In Italia sono circa un milione e mezzo. Pensate che gli iscritti delle scuole di calcio non superano il milione di iscritti. Ed è il calcio…

La danza ed in generale qualsiasi forma di ballo, è diventata in Italia un sano fenomeno di massa. Sano perché fa bene al corpo, alla mente, allo spirito, stimolando tra l’altro produzione di endorfine mentre la si pratica, che nello sviluppo di un giovane hanno più o meno l’effetto degli spinaci per Braccio di Ferro.

Quindi tutto bene, direte voi! Una gran figata perché c’è quasi una nazione nella nazione di ragazzi impegnati nell’arte del corpo. Ragazzi che si mantengono in forma, motivatissimi, appassionati, che lavorano con la musica, imparano le lingue, imparano a spostarsi in giro per il mondo, imparano a confrontarsi, a condividere. BINGO!

Un milione e mezzo di giovani che con zero investimenti da parte dello Stato (il 95% della formazione di danza avviene ancora, ahimè, in istituti e scuole private – ma questa è un’altra storia allucinante Made in Italy, di cui vi parlerò in un prossimo post), giovani, dicevo, che sono stati protetti ed hanno avuto un’istruzione supplementare a quella scolastica. Non vedrete mai questi ragazzi con caschi integrali a sfasciare città, li troverete invece svegli, attivi e competitivi nel momento dell’ingresso nel mondo del lavoro.

Ora, provate ad immaginare se quei due ragazzi di Ferrara caduti in questo orrido, macabro buco nero, fossero stati appassionati per la musica, per il teatro, se avessero avuto uno spettacolo, un concerto da fare, se avessero studiato danza e avessero avuto delle soddisfazioni artistiche dalle impareggiabili emozioni, un pubblico che li applaudiva, lo sforzo costante e bellissimo di migliorare la propria tecnica, una prospettiva di motivazioni artistiche e professionali. Avrebbero fatto quell’immane, folle, inspiegabile, scempio?

Credo proprio di no. Fidatevi sulla parola. Da anni vedo la luce della passione negli occhi di questi giovani e quella luce continua poi a splendere anche da adulti.

Ma torniamo alle Fondazioni Lirico Sinfoniche ed allo Stato.

Dunque cosa fa papà e mamma, Stato Italiano, rispetto a questo regalo storico inaspettato di un milione e mezzo di giovani che studiano come matti per danzare e sperano un giorno di fare i ballerini? Ma è ovvio.

Decide di chiudere i Corpi di Ballo delle Fondazioni Lirico Sinfoniche.

Decide di fatto di assassinare un’arte.

Decide di togliere tutte le motivazioni a questo milione e mezzo di ragazzi.

Riflettiamoci su un secondo: ma questi ragazzi in futuro che cavolo studieranno a fare danza se poi gli unici luoghi dove in Italia puoi farlo come professione, con delle garanzie basiche civili di minima sopravvivenza, ovvero i Corpi di Ballo dei grandi Teatri d’Opera e Balletto, scompaiono o, come pare, ne rimarranno solo due?

Sapete quante, delle migliaia e migliaia di scuole di danza presenti sul territorio italiano, chiuderanno? Perlomeno il 70%. Il danno economico dell’indotto perduto – visto che non siamo tedeschi – abbiamo deciso di non calcolarlo.

Eppure basterebbero solo 10 teatri con un Corpo di Ballo attivo, a far rinascere le motivazioni e le speranze di centinaia di migliaia di giovani.

Dieci teatri con un Corpo di ballo significa 500 artisti in una nazione di 60 milioni di abitanti. Il costo non supererebbe i 20 milioni di Euro lordi complessivi annui, inclusi Maîtres de ballet, pianisti, assistenti, direttori, coreografi. Visto che sono 20 milioni lordi, 10 ritornerebbero allo Stato in forma di contributi assistenziali e previdenziali. Quindi alla fine stiamo parlando di un’intervento dello Stato italiano per 10 milioni di euro l’anno, dove, ad esempio, i dipendenti della Camera dei Deputati, esclusi i Deputati, costano allo Stato 315 milioni di Euro annui.

10 milioni di Euro non sono poi tanti se pensate che possano rappresentare un obiettivo concreto di vita per un milione e mezzo di persone: studiare ed impegnarsi per arrivare a lavorare in un luogo magico come un Teatro d’Opera e Balletto.
È ovvio che solo pochi di questo milione e mezzo alla fine diventerebbero ballerini di professione, come accade per chi studia musica e recitazione, ma eliminando il luogo che uno sogna potrebbe essere la propria vita, elimini di fatto anche il sogno. Sradichi a monte la motivazione e la passione.

I tedeschi, bravissimi nei calcoli e nella pianificazione, si sono fatti anche questo calcolo. Di Teatri d’Opera con Orchestre, Cori e Corpi di Ballo ne hanno più di 50. Hanno evidentemente calcolato che avere tanti centri di propulsione culturale e creativa sparsi nel territorio, nonostante i consistenti contributi pubblici, arricchisce di fatto quel territorio, con importanti ricadute positive sia a livello economico che culturale e sociale. Hanno evitato cioè la concentrazione di tutti i centri e motori culturali solo in due o tre metropoli principali della nazione, relegando tutto il resto a provincia esclusa dai grandi flussi di tendenza.

Si, avete capito bene. In Italia, terra di cultura, ci sono in tutto 4 teatri con Corpi di Ballo ed in Germania, terra pragmatica e di minori tradizioni artistiche, più di 50.

Non sarà che per caso i tedeschi i conti se li sanno fare meglio? Non sarà che per caso i tedeschi, anche se sono tedeschi, non calcolano solo i costi? Un milione e mezzo di ragazzi italiani studiano danza ed abbiamo solo 4 Corpi di Ballo?

C’è qualcosa che non mi quadra.

Qualcuno, chissà perché e chissà con quale autorità, ha deciso che la Danza e il Balletto che come forma di arte di spettacolo è nata in Italia esattamente come la Lirica (dovrebbe quindi essere un nostro vanto, visto che la si pratica in tutto il mondo), va eliminata dalla nostra storia culturale.

Dunque la danza, caro milione e mezzo di ragazzi e relativi genitori (molti dei quali, come sappiamo, fanno enormi sacrifici per farvela studiare), non sarà più un’arte in futuro, ma solo intrattenimento sporadico per chi potrà permetterselo.

Così, senza vergogna, in Italia negli ultimi anni sono stati chiusi i Corpi di Ballo di Bologna, Genova, Venezia, Torino, Catania, Trieste, Firenze e, poche settimane fa, Verona. Costano troppo, è stata l’unica giustificazione.

Dunque in un teatro, una delle categorie artistiche è una spesa e le altre no. Ma non sono quelli i luoghi deputati e sovvenzionati per fare ogni anno una “Stagione di Opera e Balletto”? Non mi pare che le Fondazioni Lirico Sinfoniche servano ad altro: opere, balletti, concerti.

Alla fine abbiamo quindi capito che l’Opera merita sovvenzioni ed il Balletto è un costo. Peccato che non sia scritto così nella famosa legge 800 che riguarda le Fondazioni Lirico Sinfoniche!

Perché sarebbe come andare in un ospedale dove ad esempio nel reparto ortopedia non ci sono medici. Costano troppo. Ogni tanto si chiama qualche medico dall’estero a una cifra forfettaria, così si risparmia e se gli ammalati per cortesia potessero ammalarsi tutti insieme, aiuterebbero ad ottimizzare…

È esattamente quello che stanno facendo quei teatri che hanno rottamato i loro Corpi di Ballo. Acquistano Corpi di Ballo dall’estero e pomposamente annunciano nelle loro campagne abbonamenti i titoloni che fanno sempre tutto esaurito, indipendentemente da chi li interpreti, come Lago dei Cigni, Schiaccianoci e via dicendo. Pubblico contento, risparmiati dei soldi e chi amministra quei teatri se ne fa pure un vanto. Il punto è che anche se si rappresentasse Aida con una compagnia, orchestra e coro acquistati dall’estero si farebbe il tutto esaurito. Però se ciò accadesse oggi tutti griderebbero allo scandalo e all’omicidio della cultura italiana.

Allora perché con i soldi dei contribuenti italiani si permette che questi teatri di produzione culturale con le sovvenzioni pubbliche del FUS, Fondo Unico dello Spettacolo, quando si tratta di balletto PRODUCONO di fatto i francesi, i russi, i finlandesi, gli inglesi, i tedeschi? In Italia, con i nostri soldi pubblici, contribuiamo a produrre e pagare i loro ballerini, i loro costumisti, i loro scenografi, i loro coreografi, i loro laboratori di scenografia, i loro pianisti, i loro artisti in generale.

E i nostri ragazzi italiani?

Quel milione e mezzo di nostri figli?

Devono emigrare, mi direte voi. E infatti è quello che fanno. Provate a controllare se permettono la stessa cosa nelle altre nazioni europee!

Eppure leggendo la storica e civilissima legge 800 del 1967 e sue successive modifiche, che sancisce appunto gli ordinamenti per gli Enti Lirici prima e le Fondazioni Lirico Sinfoniche poi, è scritto nero su bianco che i soldi sono stanziati dallo Stato italiano per produrre cultura. In particolare per incentivare la produzione culturale italiana.

Cari papà e mamma Stato italiano, assassinare un’arte nel 2017 pare essere una delle cose meno sensate da fare. Talmente irrisorio e ridicolo il costo di spesa rispetto al danno sociale, che ormai tanti pensano sia piuttosto sciatteria manageriale e incapacità gestionale che vera e propria scelta politica.

A meno che, come tanti mi dicono, la chiusura dei Corpi di Ballo sia invece un primo passo verso un vero e proprio smantellamento della maggior parte delle masse artistiche dei teatri per far spazio e posto ad una new age di teatri d’opera e balletto come grandi contenitori vuoti, da riempire volta per volta. Per intenderci tanti Auditorium Parco della Musica di Roma, dove compri cose che altri producono o affitti la sala a un tot al giorno.

Contenitori vuoti. Come quei due adolescenti di Ferrara, che hanno perso motivazioni, punti di riferimento. Ora uno dei due ha perso anche papà e mamma.

Forse il cinismo e l’apatia partono da molto più lontano e quelle due povere menti fragili di Pontelangorino sono vittime assassinate anch’esse da altri grandi vuoti sociali.

Forse dovremmo smetterla di pensare da vecchi, convinti che solo banche e industrie meritano attenzione e cura.

Forse dovremmo occuparci di più dei nostri giovani e non spegnere nessuna possibile luce dei loro sogni.

Ora chiedo un favore personale a tutti quelli già pronti con le mani sulla tastiera per scrivere post di fuoco contro l’inammissibilità di confronti tra problematiche gravi e devastanti come il caso dei due ragazzi di Ferrara e il prototipo dell’effimero rappresentato da un ballerina in tutù sulle punte. Sottovalutare le cose importanti per i giovani, come la danza, la musica, il teatro, lo sport è un tipico errore da vecchi.

Le ramificazioni delle nostre vite da adulti sono infinite. Le cose importanti per alcuni sono inutili per altri. Le cose importanti per i giovani però non sono tantissime.

Quelle poche che hanno alla loro età non dobbiamo sottovalutarle, ma incentivarle e proteggerle. Stiamo parlando dei loro sogni e delle loro passioni. Del resto basta guardare con sincerità dentro noi stessi per ricordarci quanto le cose più belle che abbiamo fatto nella nostra vita, siano state quelle fatte con passione.

In una riunione del Consiglio dei Ministri inglese durante il periodo dei bombardamenti di Londra, chiesero al Primo Ministro Winston Churchill se per risparmiare non fosse il caso di sospendere tutte le attività teatrali. Lui rispose. “Allora per cosa facciamo la guerra?“.

P.S. Io scrivo a nome per conto di un grande movimento di opinione che si sta formando spontaneamente in Italia in questi giorni per la difesa e salvaguardia della danza italiana. Anche se a difendere e salvaguardare un’arte dovrebbe essere lo Stato e suona davvero strano che dei cittadini lottino per salvare un’arte dalla volontà di eliminarla da parte dello Stato. Credo che sia l’unico caso esistente in Europa e forse nel mondo se si escludono i distruttori di Palmira. Se ci scandalizziamo per Palmira, forse dovremmo scandalizzarci anche per la distruzione della danza in Italia. Lì si distruggono dei teatri di pietra, da noi si distruggono gli artisti che fanno i teatri vivi.

Luciano Mattia Cannito

Coreografo e regista italiano, è stato Direttore Artistico del Balletto di Napoli, del Balletto di Roma, del Teatro San Carlo di Napoli (1998-2002), del Teatro Massimo di Palermo (2005-2013). Nel 2013 è stato nominato Vicepresidente della Commissione Lirica della SIAE. www.lucianocannito.com
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ALLARME: ma la danza in Italia?

Riportiamo oggi il redazionale firmato da Carlo Pesta che abbiamo pubblicato sul nostro numero cartaceo 3/2016 (per scaricare GRATIS il numero completo clicca qui).

Vi invitiamo a condividerlo e di seguito a lasciare un vostro commento personale!

Cari amici e lettori,

in circa 30 anni di attività manageriale teatrale, ho visto succedersi molti ministri alla cultura i quali, di fatto, non si sono mai davvero occupati e preoccupati intenzionalmente al settore teatrale, con conseguente sfiducia e profonda preoccupazione sul futuro e sopravvivenza del teatro italiano da parte di tutti quei seri operatori professionisti.

Anche questa volta abbiamo avuto un Ministro che ha provato a mettere le mani nel settore, modificando norme e leggi sullo spettacolo dal vivo. Il risultato? Caos e indecifrabilità dei meccanismi di valutazione qualitativa e quantitativa. Si è comunque trattato di un tentativo di riordino…

Sicuramente va fatto molto, molto di più e anche questa riforma merita sicuramente di essere ulteriormente perfezionata. Intanto però dobbiamo adeguarci a questa nuova regolamentazione che fa comunque un passettino in avanti. In qualche modo ci consente di svolgere un lavoro tanto difficile quanto affascinante e importantissimo nel panorama artistico nazionale e mondiale.

All’interno del settore, la disciplina da sempre più sofferente è la Danza, arte assolutamente fantastica, considerata a giusta definizione il sesto senso dell’uomo, la lettura muta della musica, l’espressione artistica dal linguaggio internazionale…Una disciplina in continua crescita nei consensi di pubblico di tutte le età, dai più piccini ai più maturi.

Scarica GRATIS il numero cartaceo di TuttoDanza: CLICCA SU QUESTA COPERTINA!

Tuttavia ciò che occorre, oltre a leggi semplici e chiare e maggiori finanziamenti meglio distribuiti, è un maggiore controllo su cosa succede “nella” Danza italiana. Oggi, con i mezzi di informazione tanto tecnologici a disposizione, è davvero facile informarsi-verificare-controllare, dunque perchè non attivare adeguate verifiche per fare maggiore “pulizia”? Ciò che affligge e confonde, lasciando spazio ai furbetti di turno, è la mancanza di opportuni albo professionali artistici di riferimento.

È vero che l’articolo 33 della nostra costituzione stabilisce che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” e dato che sia le arti che la scienza appartengono alla nostra natura, siamo tutti d’accordo. Esistono però le professioni dell’arte e della scienza, e allora il discorso cambia e va regolamentato a dovere, così com’è la Legge 800 sul teatro datata 1967 che forse sarebbe il momento di rispolverare: magari potremmo scoprire essere ancora oggi la migliore!

Dal 1967 fino a questa ultima riforma, tutti gli interventi su questa legge sono stati solo ed unicamente peggiorativi e contorti, a tal punto da favorire il prolificare di attività e strutture inesistenti o create per opportuna circostanza e finalizzate solo all’ottenimento di finanziamenti pubblici. Focalizzando l’attenzione al settore danza, è facilmente verificabile la inutilità di molte compagnie e strutture sovvenzionate dal MIBACT. Oppure di quei gruppi spontanei che si autodefiniscono impropriamente “compagnia”, che operano nell’illegalità e non osservanza dei contratti nazionali di categoria (prove non pagate, lavoro nero e così via). Oppure di quelle scuole di ballo che, con gli allievi più grandi (ovviamente non retribuiti) creano pseudo “compagnie junior”. Oppure di quei circuiti regionali teatrali, profumatamente sovvenzionati, che non si capisce bene con quali criteri operino e perchè. Oppure di quei direttori di teatri pubblici che ospitano spettacoli e compagnie improbabili, scadenti o fasulle, italiane e straniere che siano, sperperando prezioso denaro pubblico. Ricordo anche gli enti lirici che chiudono i corpo di ballo, ma continuano a mantenere il riconoscimento massimo (anche nelle sovvenzioni!). E che dire poi di quell’infinità di “scuole di danza” ad ogni angolo di strada? E di tutti quei corsi-stage e concorsi sterili ed inutili? Infine, ma l’elenco sarebbe ancora lungo, vorrei porre l’attenzione sulla necessaria verifica dell’operato qualitativo e quantitativo di tutti quei teatri e compagnie generosamente sovvenzionati.

Il settore teatrale tutto ha bisogno di strutture e teatri che offrano lavoro. Sono troppi i cantanti lirici, musicisti, attori, danzatori e operatori teatrali che conclusi i percorsi professionali (università, conservatori e accademie) si ritrovano a fare i baristi o altri mestieri completamente diversi pur di avere un’occupazione. Esistono tante strutture teatrali già ben sovvenzionate che, se gestite con criteri manageriali teatrali professionali, potrebbero offrire molte opportunità di lavoro a tanti giovani professionisti a spasso… Sono troppe le poltrone di direttori teatrali occupate da veri incompetenti che, non avendo veri argomenti di cui parlare, adottano il metodo della propaganda menzognera e dello scredito a danno degli altri o di chi li ha preceduti (chi scrive ne è stato personalmente bersaglio).

Abbiamo davvero necessità di un Ministro realmente interessato al nostro patrimonio artistico, materiale e immateriale, che punti a fare pulizia, giustizia e occupazione. Considero che più del colore politico conti la qualità e la sensibilità delle persone che indossano i panni di Ministro, dunque non ideologie da rincorrere, ma buona amministrazione e progettualità.

Spesso si sente dire che la quantità di denaro del FUS è insufficiente (e sicuramente lo è), ma non credete che se distribuito più attentamente potrebbe essere abbastanza?…Io si!

E voi cosa ne pensate? Vi invito a lasciare un commento qui di seguito e ad esprimere il vostro parere su questo argomento.

Cliccando qui di seguito potete scaricare il testo della Legge 800 del 1967.

Download Legge 800

Carlo Pesta

Direttore Responsabile TuttoDanza
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10 curiosità sul Tango che forse non sapevi!

Il Tango è, per chi lo pratica, una vera e propria filosofia di vita, un modo di essere, una forma di espressione artistica.

Facendo seguito alla settima edizione del Campionato Europeo di Tango, che si è tenuto dal 5 al 10 luglio scorsi a Cervia, e in occasione delle Finali del Mundial 2016 (dal 18 al 31 agosto a Buenos Aires) eccovi:

10 curiosità sul Tango che forse non tutti sanno!

  1. Il 30 settembre del 2009 il Tango Argentino diventa Patrimonio della Umanità, poiché «promuove il dialogo e personifica la diversità culturale, rappresentando l’essenza di una comunità e pertanto merita di essere salvaguardato».
  2. Il tango era una cosa da uomini. In origine veniva ballato da coppie formate non da uomini e donne, bensì da soli uomini – Compadritos -, come testimoniano le fonti scritte – e soprattutto fotografiche – dell’epoca. Si trattava di una dimostrazione di abilità, di fare bella figura.
  3. I tangueri di tutto il mondo parlano tra loro prevalentemente in spagnolo, anche se la vera lingua del tango si chiama lunfardo. Il dialetto di Buenos Aires, che in realtà è un vero e proprio slang, nato e utilizzato nei bassifondi delle città alla foce del Rio de La Plata, è caratterizzato sia da contaminazioni provenienti da lingue e dialetti dei vari Paesi d’origine degli emigrati sia da particolari accorgimenti, come l’inversione delle sillabe, per cui ad esempio “tango”, in questa lingua, diventa “gotan”.
  4. Per una tanguera la scarpa è tutto. Le scarpe non sono infatti solo un mero accessorio, ma un elemento importantissimo per esplorare le sensazioni del nostro corpo. Tra l’altezza del tacco, il colore, gli inserti, la scelta della scarpa è quindi fondamentale e può portare le tanguere a viaggiare in tutto il mondo, anche fino a Buenos Aires per cercare quella giusta.
  5. Quello tra il tango e il cinema è un amore secolare. La carriera di Rodolfo Valentino viene lanciata proprio dal suo tango nel film del 1921 I quattro cavalieri dell’apocalisse. Da allora sono moltissime le star del cinema che si sono cimentate in questa danza, da Al Pacino in Scent of a Woman a Marlon Brando e Maria Schneider, che consumano in questa danza il loro dramma di eros e morte in Ultimo tango a Parigi.
  6. Tangoterapia. Il tango fa bene al corpo e alla mente. Sulla base di studi scientifici, in molti ospedali questo ballo viene utilizzato come terapia nei percorsi di riabilitazione di diverse malattia come il Parkinson, sclerosi e altre malattie neurologiche.
  7. Il tango e i giovani. Anche se è considerato come un’attività d’altri tempi, sono i giovani la vera ricchezza delle scuole di tango.
  8. Un look perfetto e studiato è fondamentale per le tanguere, che passano ore a curare costumi e acconciatura per l’esibizione.
  9. Il tango sta avendo sempre più seguito: adesso si balla anche in pausa pranzo! A Milano ha appena aperto un locale in cui a mezzogiorno si possono trovare medici, avvocati, fotografi architetti, che, oltre al pranzo, si dedicano alle milonghe.
  10. Questa danza segue un vero e proprio rituale fatto di codici ben precisi e sempre uguali in ogni parte del mondo. Ad esempio è l’uomo che va a prendere la sua dama al tavolo e poi la riaccompagna al suo posto alla fine della tanda. L’atteggiamento della donna non è passivo come sembra, poiché anche lei cerca insistentemente lo sguardo di colui con il quale desidera ballare. Per rifiutare, l’uomo si limita a distogliere lo sguardo, così come può fare la donna quando non vuole ballare con un uomo che le sta facendo una “Mirada”.

Il Tango Argentino, “pensiero triste che si balla”, è molto di più di una danza.

http://www.eutango.com\

Ronda Final Tango de pista WTC 2016 - Campeones Edwin Espinosa & Alexandra Yepes nro. 186

Un video della Finale di Tango de Pista dal 5º Campionato Italiano tenutosi a Roma (aprile/maggio 2016).

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La presunta superficialità dei danzatori italiani

Di Aldo Masella

Gentile signora Montespan, ho letto su un giornale francese lasciato sul treno Genova/Milano, un suo articolo sulla danza. Mi auguro che lei non abbia come protettori un marchese o un re, come accadeva alla  sua omonima Francoise Athenaise de Rochechouart Montespan, il cui marito era, appunto, marchese ed il suo protettore Luigi XIV re di Francia, meglio conosciuto come il Re Sole. Ambedue erano perdutamente innamorati, l’uno della moglie, l’altro della propria amante al punto da far energicamente maltrattare dalle guardie di palazzo chiunque osasse mancarle di rispetto.

Signora Montespan, la premessa potrebbe sembrarle gratuita, e le darei anche  ragione, se non mi accingessi a dire che lei ha scritto delle solenni corbellerie. Incolpando i ballerini italiani di superficialità, modestissima preparazione tecnica e carenza di quell’ allure che vanta quale esclusivo patrimonio dei giovani coreuti francesi, mostra di non avere alcuna percezione di quanto la danza italiana si sia evoluta oltre quello standard che dovrebbe conoscere,  al punto da preoccupare non poco i suoi conterranei danzanti ed una superba pletora di altri cultori di quest’arte sparsi in mezza Europa.

Ricapitoliamo, gentile signora, all’epoca del Re Sole la Francia aveva già ricevute le visite di numerosi maestri italiani quali Virgilio Bacesco, Pietro Martire, Ludovico Paluello, Ambrogio Landriani, Lucio Compasso, Francesco Giera ed era completamente conquistata dal fiorentino Giovan Battista Lulli autore della commedia/balletto.

Il maestro toscano, esperto musicista, si dichiarò prosecutore di quegli eventi d’arte legati alla genialità di Pompeo Diobono e di Baldassarre di Belgioioso, autore, quest’ultimo del Ballet Comique de la Reyne. Ma credo opportuno ricordarle anche l’enorme consenso colto da Cesare Negri con il suo Nuove Invenzioni di Balli, al cospetto del quale l’Orchesographie del suo conterraneo Thoinot Arbeau apparve un'opera più che modesta.

La storia c’informa inoltre di Gaspero Angiolini, di Gaetano ed Augusto Vestris e di Salvatore Viganò del quale Stendhal ebbe una grande stima al punto da scrivere: "La plus belle tragédie de Shakespeare ne produit pas la moitiée de l’effect d’un ballket de Viganò”.

Lascio per ultimi Carlo Blasis  autore di un Traité elementaire Theorique e Pratique de la Danse cui si deve la formazione di due importanti compagini: la scuola scaligera e quella del Teatro Bols’hoi di Mosca, Filippo Taglioni e sua Figlia Maria, definita da Theophile Gautier - Marie pleine de grace – Carlotta Grisi, Fanny Cerrito e, se permette, il più grande maestro di ogni tempo: Enrico Cecchetti.

Come vede, ballerini e maestri italiani hanno lasciato un’impronta più che netta in Francia.

Quelli contemporanei sui quali fa cadere immeritate accuse, sono artisti di tutto rispetto che, negli stili da loro  scelti, hanno conseguito eccellenti risultati.

Farle un elenco, significherebbe trasformare il giornale che ospita i miei articoli in un’enciclopedia, ma potrei suggerirle di dare un’occhiata alle valorose testate italiane che si occupano di danza per avere esaustive notizie sui nostri giovani talenti presenti in ogni parte del mondo.

Esecutori onusti di allori, ma anche coreografi o docenti cui è stato riconosciuto il merito di aver dato un grande impulso al rinnovamento di  strutture calcificate in un immutevole repertorio.

Di una nostra grande danzatrice che aveva collaborato a lungo con lui, Maurice Bejart ebbe a dire: "Tra Grazia e me ci sono delle grandi affinità, ella ha la forza e l’innocenza delle grandi eroine italiane”.

Di conseguenza, cara signora, le suggerirei di rivedere con molta attenzione i suoi giudizi in particolare per quanto riguarda quell’allure che dice essere  patrimonio solo dei tersicorei d’oltr’Alpi.

Dia uno sguardo ai nostri artisti quando entrano in scena, si accorgerà che in quanto a quell’allure e cioè "portamento, eleganza” non sono secondi ad alcuno.

Sulla modesta preparazione tecnica mi viene un dubbio. Non è che a provocare la sua sentenza è stato qualche feuilletton  di cui, sembra, non poter fare a meno la televisione italiana?

Sarebbe giustificato allora anche l’aggettivo superficiale. Mi permetta però un suggerimento: “Non faccia di tutta l’erba un fascio".

                                                                                              

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Più che mai urgente una legge sulla Danza!

Nei Dialoghi di Luciano di Samosata, si legge di un incontro tra Licinio e Cratone nel corso del quale, rispondendo alle critiche dell’amico che gli rimproverava di essersi recato ad uno spettacolo di danza, Licinio s’impegnò in una lunga apologia dell’arte coreutica, entusiasmando il suo accusatore al punto da convincerlo a seguirlo ad una di queste rappresentazioni. Un pregiudizio, quello di Cratone, che si è perpetuato fino ai nostri giorni, ingenerando un acceso disinteresse verso l’arte coreutica in generale, tale da provocare lo stato di crisi in cui si dibatte la danza italiana.

“L’urgenza di una legge sulla danza” • Il nostro Paese è ricco di Accademie, Conservatori, Istituti d’Arte di ogni genere, teatri lirici e di prosa, ma non ha una compagnia nazionale di danza. L’ha avuta dalla seconda metà del 700 in poi irradiando di superba arte  la Russia, la Danimarca, la Germania, l’Austria, la Spagna e persino la Francia dove, ad opera del cardinale Mazarino la danza ebbe dignità alla pari della musica.

Quali sono le cause di una così evidente disparità tra l’attività di danza italiana e quella degli altri paesi europei?

Il discorso è lungo e complesso e cercherò di riassumere brevemente alcuni tra i principali aspetti della crisi che si avverte in Italia.

Gli enti lirici che avrebbero dovuto dar vita anche all’attività coreutica, si sono disfatti dei corpi di ballo, e lì dove esistevano, anche delle scuole, ingenerando nel pubblico prima uno stupito chiedersi il perché di una così insensata decisione e successivamente lasciandosi andare ad una lenta, ma fatale disaffezione verso questo genere d’intrattenimento tale da procurare la perdita di una cospicua percentuale di spettatori.

Se si fa eccezione per il Teatro alla Scala che fa posto ad una discreta programmazione in tal senso, seguito a distanza dall’Opera di Roma e dal San  Carlo di Napoli, nel resto del Paese si avverte un’assoluta incuria per questa forma di spettacolo

I sovrintendenti e i direttori artistici di diversi teatri, siano essi enti lirici o teatri di prosa, ignorano completamente la danza, disattendendo così le aspettative dei nostri migliori artisti che s’indirizzano verso più ospitali lidi.

E’ il caso di Emio Greco oggi alla guida del Balletto di Marsiglia, di Marcello Angelini, direttore artistico del Tulsa Ballet, di Paola Cantalupo direttrice dell’Ecole Superieure de Danse di Cannes e di molti altri.

Nathalie Rochas, critica su un diffuso quotidiano francese, in un suo articolo sulla danza in America ha elencato ben sette organizzazioni di balletto che agiscono nella sola New York. Una di queste è il New York City Ballet che, annota la Rochas, nel 2015 ha totalizzato 267 rappresentazioni.

A dar vita ad una discreta attività in Italia, rischiando in proprio,  sono alcuni privati che, nonostante i tagli operati dallo Stato sui contributi, riescono ad assicurare programmazioni, a volte, di rilevante entità.

Non credo occorra ricordare la fortunata soprintendenza al Teatro Coccia di Novara di Carlo Pesta – oggi direttore artistico del Teatro di Milano – e gli spettacoli coreutici da egli inseriti nella stagione, tutti di altissima qualità sia come cast d’interpreti, sia negli allestimenti scenici. Né credo vadano taciute le affermazioni in tal senso della regione Emilia Romagna, né quelle riportate da compagnie quali Il Balletto di Roma, il Balletto di Milano, il complesso di Liliana Cosi  e Marinel Stefanescu, la giovane (come età) realtà di Andrea Volpintesta e Sabrina Brazzo, quella di Pompea Santoro, Il Balletto del Sud di Freddy Franzutti e tanti altri che garantiscono la sopravvivenza di tutto quanto rappresenta il variegato mondo dell’economia che si muove intorno alla danza.

Tra i maggiori enti lirici italiani se si fa eccezione, come si è già detto, per la Scala, l’Opera di Roma, il San Carlo ed il Massimo di Palermo, i restanti: Teatro Regio di Torino, Carlo Felice di Genova, Verdi di Trieste, La Fenice di Venezia, Arena di Verona,  Comunale di Bologna, Massimo Bellini di Catania, Lirico di Cagliari ecc., alcuni non hanno mai avuto un corpo di ballo, altri lo hanno soppresso. Viene allora da chiedersi il perché di tanta arroganza.

Eppure la vituperata Legge 800 obbligava i teatri ad allestire spettacoli di danza con lo stesso ritmo di programmazione utilizzato, ad esempio, per le stagioni concertistiche.

C’è da augurarsi che si affronti una volta per tutte questo argomento, finora mantenuto solo su palliativi, delineando una strategia che faccia tirare un sospiro di sollievo, non solo alla categoria dei danzatori, dei maitres de ballet, coreografi, responsabili di centri didattici, ma anche all’intero indotto che vive intorno a quest’arte.

Il tutto, per favore, in tempi brevi.

Aldo Masella

Regista, giornalista, direttore della Scuola di Teatro del Teatro Carcano di Milano, già titolare della cattedra di Arte Scenica e Letteratura Poetica e Drammatica al Conservatorio di Musica Giuseppe Verdi di Milano (Sez.di Como) è nato a Napoli ed affianca ad un’intensa attività di scrittore, quella di regista nei principali teatri italiani e stranieri. Per vari anni è stato critico musicale sulla pagina napoletana del “Tempo” ed ha collaborato con altri quotidiani quali il “Roma” ed il “Mattino” di Napoli.
                                                                         

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La colpevole inerzia dei responsabili della cultura

A cura di Aldo Masella

La ragazzina davanti a me, 11/12 anni, si chiama Marga. Alla domanda se è il diminutivo di Margherita, risponde "No! Marga era mia nonna" aggiunge "e la mamma ha voluto che ne portassi il nome". I capelli acconciati in una piccola rouche dietro la nuca ed il portamento eretto, ne fanno una ginnasta o una danzatrice.

Studia danza, dice, e tiene a precisare che la sua maestra è diplomata presso…e mi cita il nome di una struttura lombarda. Poi, sottolinea "La mia maestra dice che non bisogna fidarsi dei docenti non diplomati".

Le faccio osservare che, allo stato attuale, la quasi maggioranza degli istruttori dell’arte coreutica vanta, nel proprio curriculum, qualche titolo di abilitazione. Titoli conseguiti, il più delle volte, attraverso stage di poche ore patrocinati da comuni, regioni o addirittura con il beneplacito di strutture estere che forse nulla sanno dell’iniziativa presa da questo o tal’altro intraprendente organizzatore.

La legge 4 gennaio 1951 n° 28 promossa dall’Accademia Nazionale di Danza diretta all’epoca dalla signora Marta Borisenko Borelli, al secolo Ja Ruskaja, intesa a disciplinare l’insegnamento della danza in Italia, provocò il risentimento di una larga fascia di operatori del settore cui non andava a genio di dover sottostare ad un esame all’Accademia Nazionale di Danza che, sempre in quel’epoca, non godeva di un’eccessiva stima. La grande danzatrice Martha Graham, chiamata proprio dalla signora Ruskaja a produrre una coreografia per lo spettacolo di fine anno scolastico, arrivata a Roma insieme ad i suoi assistenti Helen Mc Gehee e Bertram Ross, informata di quanto sanciva la legge in questione, rifiutò di dare inizio ad ogni collaborazione e, a sue spese, tornò in America. I contenuti della tanto criticata legge, recavano però alcuni precisi chiarimenti in merito all’esercizio della professione. Più importante appariva la considerazione che, per poter insegnare, si dovessero contare almeno cinque anni di professionismo militante.

Nulla da eccepire. Se un docente ha alle spalle una lunga pratica coreografica svolta con collaborazioni di vario genere e stili, saprà meglio di chiunque altro spiegare ad un allievo la difficoltà cui si va incontro nell’eseguire passaggi complessi e difficili della tecnica coreutica.

"La storia di ogni popolo civile" spiegava Leonide Massine ad un importante giornalista italiano "è cosparsa di maestri che ad ogni piè sospinto tirano in ballo illustri personaggi, tentando, raccontandone le glorie, di mascherare le proprie modeste capacità. Ma è tempo di volgerci a più produttivi impegni. È meglio lasciare nei monumentali cimiteri le tradizioni spente o addormentate da secoli. È umano additarle ad esempio, ma è imprudente tentare di indurre chiunque a resuscitarle".

Se era intenzionato a suscitare un vespaio, Massine ci riuscì in pieno. Si levarono da ogni parte voci a sostegno e contro le tesi del coreografo russo. "Il maestro di ballo" sentenziavano i primi "purché conosca il suo mestiere, non è necessario che sappia chi era Anassagora di Clazomene".

"Il maestro di ballo" ribattevano gli altri "deve essere in grado di guidare l’allievo anche attraverso le emozioni suscitate dall’ascolto di un concerto di Brahms, o cullato dalle ‹Chiare, fresche e dolci acque› di Francesco Petrarca".

La polemica, in essere ancora oggi, sta dividendo il mondo della danza. Molti, consci delle loro limitate capacità, vanno a procurarsi delle credenziali presso strutture che si dichiarano competenti in materia ed in cambio di un congruo compenso assicurano una certificazione che ha solo un valore simbolico; gli altri, si mettono in caccia di personaggi che possano vantare nel loro curriculum una preparazione impartita loro in circa otto anni di studio e sostanziata da una più o meno lunga appartenenza a un corpo di ballo.

Recatomi recentemente ad un convegno, uno dei tanti organizzati per cercare di far comprendere ai responsabili del dicastero cultura le ragioni della danza italiana, ho sentito perorare, in accorati interventi, le tesi di quanti rimproveravano ai governi succedutisi dal 1974, anno in cui la Corte Costituzionale dichiarò illegittima la legge n° 28 del 4.1.1951, un’ assoluta inerzia al riguardo. Non solo, ma la stessa riprovevole inerzia è stata mostrata quando, venendo meno al principio della loro costituzione, gli enti lirici hanno soppresso i corpi di ballo e chiuso, arbitrariamente, le scuole.

I recenti provvedimenti con i quali si è cercato di dare un modesto respiro ad alcune strutture, suscitano solo un sorriso di compatimento considerato che, la vicina Francia, ha espresso in materia una legge non solo inattaccabile, ma sufficiente ad andare incontro ad ogni esigenza a livello nazionale.

Il disappunto espresso da un ex coreuta deciso di passare all’insegnamento, mi è sembrato emblematico: "Abito nell’estremo sud dell’Italia da dove, a mezz’ora di treno, posso trovare un Conservatorio di Musica. Perché non poter trovare anche un’Accademia di Danza o una struttura atta a preparare il futuro docente di danza?"

E i giovani?

Reagiscono da par loro. Con una smorfia di delusione vanno a cercare all’estero ciò che in patria non riescono a trovare.

Aldo Masella

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